Uno sguardo dal ponte

Uno sguardo dal ponte

Così Olbia è sott’acqua per colpa di un ponte. Ottanta strade sono allagate, in alcuni quartieri il livello del fango arriva a un metro d’altezza, una nave da crociera è stata dirottata altrove.

È vero che sono piovuti martelli e chiodi (hammers and nails, come dicono i londinesi che di umidità se ne intendono), ma a impressionare è quel ponte che, come denuncia il sindaco: «ha fatto da tappo». Si tratta del famigerato ponte sul Rio Siligheddu, esondato ieri mattina e causa di tutte le devastazioni. Il torrente si è ingrossato ed è uscito per colpa dei piloni del ponte e dell’impasto di detriti, messi in modo da fermare l’acqua.

Direte voi: fatalità. E invece no, perché due anni fa lo stesso ponte aveva provocato la stessa esondazione, gli stessi danni ed era stato una delle cause della morte di una mamma e della sua bambina. Allora la forza del torrente aveva finito per spazzare via tutto, ponte compreso. Ma poiché gli uomini avvertono l’istinto della coazione a ripetere, ecco che quel manufatto fu ricostruito. Esattamente nello stesso modo (al costo di 80 mila euro), così che potesse continuare a fare da tappo. Questa volta il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, ne ha disposto la demolizione, avvenuta ieri sera. «Già due anni fa avevamo chiesto - spiega - di ricostruirlo con una sola campata per evitare il problema. Ma non è stato possibile». Il motivo è persino banale: i fondi della Protezione civile consentono solo il ripristino. Così fu rifatto esattamente nello stesso modo. Inutile aggiungere che i 59 milioni promessi per le opere di «mitigazione del rischio» non si sono mai visti. E nessuno di questi interventi è mai stato neppure progettato.


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Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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