Questa Atalanta non sembra una provinciale

Questa Atalanta
non sembra una provinciale

Che personalità. Che autorevolezza. Che capacità di stare sul pezzo. Questa non sembra affatto una provinciale che stringe i denti e qualche volta vince ma soffrendo. Al Comunale abbiamo visto sicurezza, nervi saldi, possesso palla di alto rango. Sì, stiamo parlando dell’Atalanta.

Sul giornale di domenica auspicavamo che i nerazzurri di casa nostra ribaltassero i valori sulla carta. E così è stato. Di fronte c’erano i nerazzurri d’Italia, accreditati – non a torto visti i nomi a disposizione – tra le prime tre squadre più forti del campionato, indipendentemente dalla classifica attuale. È vero, l’Inter non attraversa un buon momento, rasentando l’imbarazzo, ma ieri, come già la Fiorentina sette giorni prima, è diventata piccola piccola al cospetto di un’Atalanta che impressiona per la compattezza maturata proprio contro il trittico delle più blasonate impostele dal calendario una di fila all’altra (il Napoli prima dei viola). Compattezza che si esprime attraverso un’eccellenza tecnica e tattica come non vedevamo da tempo. E la classifica è da leccarsi i baffi. Difetti dell’Inter a parte, riconosciamo i meriti, sorprendenti, del gioco dettato da Gasperini ai suoi uomini, bravi a spingere e poi a non allentare troppo la pressione sugli avversari. Fino all’ultimo secondo. Alla fine del primo tempo pensi: non possono tenere questi ritmi per tutta la partita, impossibile. Invece hanno concesso poco nella ripresa. Ora, dopo quattro risultati utili consecutivi – e che risultati, tre vittorie e un pareggio – è chiaro che questa squadra sembra letteralmente esplosa più che cresciuta. E buon per Gasperini che porta a casa una doppia soddisfazione: aver lanciato l’Atalanta sul binario di una salvezza senza batticuore e aver battuto per la quarta volta quando gioca in casa (le altre tre alla guida del Genoa) quell’Inter che lo scaricò dopo appena quattro giornate. Lui insiste a dire che ormai è acqua passata, però continua a farle la festa. Intanto, accanto ai più esperti baluardi della rosa, i giovani affinano la loro arte pedatoria, si addestrano a diventare grandi. Tutti sotto gli occhi del ct Giampiero Ventura, che era allo stadio con il team manager della Nazionale Lele Oriali. Se hai piedi buoni e testa, con un tecnico come il Gasp puoi sognare. E a proposito di ragazzi in gamba, concedeteci una divagazione a San Siro: avete visto la perla di Manuel Locatelli, sabato sera contro la Juve? Pulcino dell’Atalanta, faceva parte di una delle covate d’oro di Zingonia. Prima che il Milan lo «rapisse».


© RIPRODUZIONE RISERVATA