Sofferenza immane, premio storico

Sofferenza immane,
premio storico

Sì, è tutto vero. Una serata da infarto, tra il vantaggio del Sassuolo e i risultati dagli altri campi, si è chiusa sulle note della Champions. E resterà scolpita nella storia dell’Atalanta, che ha sofferto oltre ogni previsione l’ultima, decisiva, giornata di campionato, ma ha staccato – con l’ennesima rimonta – uno strameritato biglietto per l’Europa delle big. In una notte bagnata dalle lacrime di gioia e coi cuori gonfi di orgoglio, si è così compiuta una stagione incredibile. La penna scivola nel calamaio della retorica ma chissenefrega...

Stiamo vivendo giorni indimenticabili e ai confini della realtà, che per un atavico pudore fino a prima dell’avvento di Gasperini non osavamo immaginare e tantomeno dire. Perché è evidente che questo signore piemontese ha guidato l’Atalanta a una svolta epocale. Tre anni di fila in Europa e concludendo i campionati nelle prime posizioni (il terzo posto di oggi è un record) non hanno precedenti. Il tecnico alla vigilia della partita con il Sassuolo aveva dichiarato che i meriti sono dei giocatori, «ragazzi straordinari».

Ha fatto bene, perché nei momenti topici – in tutti i mestieri – il capo che gratifica la sua squadra trasmette fiducia, dà la carica e la convinzione di camminare nella direzione giusta. Ha fatto bene ma lo sa lui per primo che quei ragazzi sono straordinari perché lui è stato capace di renderli straordinari. Ne abbiamo la prova in più di un giocatore che prima o dopo l’Atalanta del Gasp non ha reso come a Bergamo. Non è scontato che un allenatore lasci il segno. Ovvio che tutte le squadre siano espressione del lavoro che stanno svolgendo, ma lasciare il segno, inteso come marchiare a fuoco un gruppo, non è da tutti. Anzi. Non a caso adesso Gasperini è tra i più corteggiati sulla piazza. La sua storia parla.

Lui ha sempre lavorato con dedizione maniacale (il calcio, per sua stessa ammissione, è la sua professione e il suo hobby), ma all’Atalanta ha avuto la fortuna di incontrare una società seria e organizzata che lo ha messo nelle condizioni ideali. Le chiamano congiunture stellari: la fortuna in questo caso ha aiutato sì gli audaci, ma audaci competenti (i Percassi, e i dirigenti di cui si sono circondati, sono come Gasperini, si sposano bene). Se Gasperini resterà, il futuro nerazzurro a questi livelli non sarà una scommessa ma una certezza.


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