Red Dead Redemption II  Il western torna di moda

Red Dead Redemption II
Il western torna di moda

Red Dead Redemtpion II è un capolavoro, un vero e proprio fuoriclasse del genere open world nel saper raccontare il vecchio West con lentezza, delicatezza e cura per i dettagli. Un po’ come fece Sergio Leone con i suoi film, ormai mezzo secolo fa.

Paesaggi mozzafiato, natura selvaggia, cowboy, ballerine, saloon, duelli, diligenze, poker. Il western è un vero e proprio festival di icone, un genere che ha conosciuto il suo periodo d’oro e la maggior popolarità con il cinema tra gli anni ’30 e ’50. Fuori moda, quindi? Non proprio, anzi: con Rockstar Games il vecchio West torna ancora dannatamente sul pezzo, e mantenendo tra l’altro la sua originaria identità stilistica. Da qualche settimana è infatti disponibile nei negozi Red Dead Redemption II per PlayStation 4 e Xbox One, prequel di quell’ottimo Red Dead Redemption che nella scorsa generazione riuscì davvero a convincere tutti, tanto da essere considerato uno dei migliori titoli di Xbox 360 e PS3. Questo prequel sarà all’altezza del suo predecessore? Abbiamo buone notizie: è anche meglio. Leggete la nostra recensione per scoprire il perché.

1899. Quello di Red Dead Redemption II è un far west dove ormai il tempo di bande criminali, cowboy e cacciatori di taglie sta per finire, un far west dove la legge (americana) sta inesorabilmente per spazzare via tutto quello che abbiamo ammirato (parlo per chi ha qualche capello bianco) nei film di John Wayne, Clint Eastwood o dell’italiano Franco Nero.

Il giocatore veste i panni di Arhur Morgan, uno degli uomini della gang di Dutch Van Der Linde. L’inicipit della nuova avventura western di Rockstar è di quelli decisamente spiazzanti, che ricorda, per tempi e situazioni, la regia di The Hateful Eight di Quentin Tarantino: la banda di fuorilegge è in fuga dalla città di Blackwater dopo un colpo andato male e ha trovato rifugio sulle montagne ad est, in seguito i fuorilegge scenderanno stabilendosi inizialmente in un bosco nei pressi della cittadina di Valentine. Ma per la carovana di Dutch, Arthur e compagnia bella sarà un continuo spostarsi da un luogo all’altro per sfuggire alla legge.

Nonostante ai tempi, era il 2010, l’open world era ritenuto dagli addetti ai lavori un genere acerbo e incapace di sostenere adeguatamente una narrativa ben strutturata per via della troppa libertà che “annacquava” la sceneggiatura, Red Ded Redemption riuscì invece a proporre personaggi a tutto tondo e una storia densa e coinvolgente. Filosofia fortunatamente proseguita ed evoluta in Red Dead Redemption II che racconta il vecchio West come mai nessun altro è riuscito a fare, e da una prospettiva diversa rispetto al predecessore. Il protagonista Arthur non è un cowboy solitario come John Marston (protagonista del capitolo precedente, che decise di abbandonare la vita da fuorilegge per dedicarsi a famiglia e ranch), ma membro di una banda con cui vive come fosse una vera e propria famiglia; ciò ha evidenti conseguenze su gameplay, trama e – appunto – dinamiche narrative. In RDR II si ha una dimensione evidentemente collettiva dell’esperienza western, una visione di insieme anche da “dietro le quinte” della vita da pistolero. Non va però sottovalutata la caratterizzazione del protagonista Arhur, a tratti simile a quella dell’antieroe John Marston ma con una personalità meno estrosa e decisamente più equilibrata.

La visione collettiva dell’avventura ha dato la possibilità ai ragazzi di Rockstar di imbastire una struttura narrativa non più lineare e prevalentemente guidata come in passato (e come nella maggior parte dei titoli open world odierni): le missioni vengono proposte al giocatore senza una particolare priorità o classificazione. Tutto è nelle mani di Arthur, nella discrezionalità del giocatore. Ovviamente nella grande area di gioco disponibile (che è davvero gigantesca) sono disponibili missioni principali e secondarie, ma il tutto viene esperito dal giocatore senza soluzione di continuità e, soprattutto, mai a compartimenti stagni. Oltre a ciò, come nel predecessore, durante gli spostamenti a cavallo si potranno fare moltissimi incontri casuali più o meno interessanti, più o meno pericolosi. Ad esempio, può capitare di trovare la classica donzella in pericolo preda di un paio di pistoleri, oppure di dover scortare un uomo affetto da Alzheimer che non trova più la strada di casa o, ancora, salvare un uomo aggredito da un lupo. Tantissime situazioni (alcune delle quali daranno adito a missioni più complesse) diverse fra loro e che riescono a dare forma ad un mondo di gioco vivo, vibrante, mutabile e, soprattutto, realmente vissuto dai suoi personaggi non giocanti.

Ma non è finita qua: se il giocatore compie azioni da fuorilegge si attiverà un sistema di allerta e ricerca delle forze dell’ordine nell’area dove è avvenuto il misfatto, con tanto di taglia sulla testa proporzionata ai danni causati. Ovviamente più saranno gravi le azioni, più la taglia sarà alta. Ma niente paura: sarà sufficiente pagare la propria taglia – che diventa quindi una sorta di “multa“ – in un ufficio postale per poter ripulire la propria fedina penale. Un sistema forse un po’ troppo semplicistico, ma che permette al giocatore di poter usufruire di attività collaterali inaccessibili con una taglia sulla testa, ad esempio, gli spostamenti rapidi con treni e diligenze.

Sempre nell’ottica della continua ricerca di un certo grado di realismo, i ragazzi di Rockstar hanno introdotto delle figure – semplici passanti – che andranno immediatamente ad avvisare la polizia quando Arthur compie azioni poco raccomandabili: i testimoni. Il giocatore può prendere due strade: eliminare il testimone, scelta che spesso porta però all’attivazione di un nuovo testimone (dando vita ad una sorta di effetto domino), oppure semplicemente spaventare l’impiccione di turno esortandolo a farsi gli affari propri. L’aspetto più importante è che ogni scelta (anche quelle legate alle missioni principali, s’intende) non è però fine a se stessa, ma contribuisce a tratteggiare l’orientamento morale di Arthur, tradotto ludicamente da un livello di onore che sale o scende in base alle azioni e avrà delle conseguenze sull’esperienza di gioco, ad esempio, con sconti nei negozi o ricompense in caso di gesta eroiche oppure attirando su di se la legge e l’ostilità della gente se ci si comporta da farabutti. Una reattività degli abitanti di gioco che va di pari passo all’interazione con il mondo di gioco, dove il giocatore può andare a caccia di belve feroci per poi scuoiarle o cucinarsele, andare a pesca, cavalcare con decine di razze di cavalli differenti, ognuno con caratteristiche uniche (e che migliorano cavalcandoli e prendendosene cura) e tantissimo altro ancora.

Il minimo comune denominatore per ogni componente di Red Dead Redemption II è sicuramente la ricerca del realismo: per questo motivo il buon Arthur Morgan girovagando per le bellissime praterie della Frontiera americana dovrà stare attento anche a mantenersi in salute mangiando e riposando, e lo stesso vale per il suo fedele destriero. Oltre alle classiche barre di salute e resistenza relative ad una condizione temporanea e che si ricaricano con il passare del tempo o bevendo tonici e medicine sono presenti anche i nuclei, un indicatore di salute e resistenza più “generale” che si ricarica mangiando e riposando. Non mancano alcune licenze poetiche, come il ritorno del dead eye, una sorta di “super mossa” che permette al buon Arthur di rallentare il tempo e quindi prendere la mira con più precisione.

Tutti gli aspetti sopraelencati come la cura per la propria salute, le scelte morali o gli incontri casuali contribuiscono a creare un ecosistema davvero completo e ricco che terrà impegnati i videogiocatori nel vecchio West davvero per tantissime ore. Ma quello che potrebbe non piacere a tutti è il ritmo: Red Dead Redemtpion II è lento, a tratti di una lentezza davvero esasperante, sia dal punto di vista della narrazione che del gameplay. Indicative in tal senso le lunghe cavalcate in compagnia dei compagni di gang, rese però ogni volta diverse da interessanti dialoghi in sella che aiutano a dare carattere e tridimensionalità ai tanti personaggi. Una scelta di game design effettivamente coerente con quello che è il mondo di riferimento e che ci sentiamo di promuovere a pieni voti: Red Dead Redemtpion II è un capolavoro, un vero e proprio fuoriclasse del genere open world nel saper raccontare il vecchio West con lentezza, delicatezza e cura per i dettagli. Un po’ come fece Sergio Leone con i suoi film, ormai mezzo secolo fa.

Piattaforma: Xbox One, PlayStation 4

Genere: action-adventure

Sviluppatore/Produttore: Rockstar Games

Distributore: Cidiverte

PEGI: 18


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