Poesia bergamasca
per «parlar d'amore»

«Io so…parlar d'amore» (Aletti, pp. 394, euro 15,50). Non inganni il riferimento, «per oppositionem», alla canzonetta di Celentano. In questa antologia/florilegio dei suoi testi poetici pubblicati dagli anni '50 sin quasi ad oggi, il bergamasco Sergio Tinaglia ha raccolto il percorso di una vita.

«Io so…parlar d'amore» (Aletti, pp. 394, euro 15,50). Non inganni il riferimento, «per oppositionem», alla canzonetta di Celentano. In questa antologia/florilegio dei suoi testi poetici pubblicati dagli anni '50 sin quasi ad oggi, il bergamasco Sergio Tinaglia ha raccolto il percorso di una vita. Laurea in sociologia, ha pubblicato «soprattutto libri di prosa, reportage, racconti di viaggio, raccolte di racconti, romanzi, testi teatrali, sceneggiature di documentari televisivi e film». Ma «la mia segreta passione è sempre stata la poesia. Ne scrivevo già a 15 anni, ora ne ho 77». Questo libro è «la ricostruzione di un percorso che comincia molti anni fa, la raccolta di modi molto diversi, nel tempo, di poetare». I recenti «Canto di fede» e «Via Crucis», per esempio, «sono molto più concentrate, ermetiche, sofferte di quelle giovanili, versate alla bellezza, alla natura, all'amore, alla donna». La scelta è in ordine cronologico. All'interno delle varie raccolte sono stati trascelti i testi «che, ancor oggi, mi parlavano di più, in cui rivivevo più intensamente le emozioni di allora». Sergio Tinaglia è, anche, un formidabile viaggiatore e anche dei suoi lunghi giri nel mondo, specie quelli africani, resta traccia in questa raccolta.

«Nelle mie peregrinazioni ho incontrato molte persone che mi hanno insegnato, regalato, lasciato dentro qualcosa. Ho consegnato tutto ai miei diari anche se ora è cambiata l'anima del prossimo, specialmente nel mondo africano». Le emergenze più impressionanti? «La povertà, la fame, anche la sporcizia. Ho visitato un paio di anni fa, in Senegal, un capannone adibito a ospedale». E tuttavia, «in mezzo alla miseria, meravigliava come ci fosse la forza di sorridere, ballare, cantare». Indimenticabili, ancora, in Tanzania, Togo, Dahomey, Costa d'Avorio, Africa del sud, «le narrazioni, le leggende, favole e tradizioni - continua Tinaglia -. Scompaiono le rivalità tribali e razziali, tutti danzano, si raccontano e narrano, specie gli anziani ai giovani. La fatalità, la vita e la morte sono accettate in modo meraviglioso».

I testi poetici sono illustrati da opere delle pittrici Cosetta Arzuffi e Luana Raffuzzi, e dei pittori Mario Aresi, Pietro Castelli, Mike Ciafaloni, Pier Manca e Franco Piscopello. Tutti bergamaschi, salvo Ciafaloni. «Con tutti ho rapporti amicali, sono più di quarant'anni che faccio critica d'arte in Italia e all'estero. Questi autori avevano realizzato delle cartelle su cui comparivano anche miei versi: ne è nato un rapporto di collaborazione che ancora continua. Purtroppo qui a Bergamo non sono valorizzati come dovrebbero».

Vincenzo Guercio

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