I vent’anni di (im)mobilità di una città ferma in coda

I vent’anni di (im)mobilità
di una città ferma in coda

Riassunto delle puntate (molto) precedenti. C’era una volta un centrosinistra che sognava da sempre una città con meno auto e più spazi per bici e pedoni. Ma ogni volta che arrivava nella sala del trono si scontrava con la dura realtà:

E apri di qua, e chiudi di là, alla fine riusciva a non accontentare nessuno. Talvolta persino a scontentare tutti, vedi il mitico mercoledì nero dell’autunno 2009. C’era invece un centrodestra sottile nella sua coerenza, ben sintetizzabile nelle parole che il suo primo sindaco, Cesare Veneziani, affidò ad un celebre e tuttora insuperabile slogan elettorale: «A che ti serve prendere l’auto se poi non te la fanno usare?».

Tutto seguito da una serie di provvedimenti generalmente tesi a riportare il mezzo privato al centro della mobilità (o immobilità, fate voi...) cittadina: del tipo via le corsie preferenziali dei bus e i monconi (perché di questo si trattava, onestamente) di piste ciclabili e avanti tutta con i parcheggi laddove possibile. E anche dove non necessario, a volte. Tutto contemperato da annunci di imminenti investimenti sull’infomobilità, nello specifico di pannelli ad indicare la disponibilità di posti auto nei parcheggi. Cinque anni di annunci, zero cartelli, segna il tabellino.

Passavano gli anni e centrosinistra e centrodestra si ritrovarono a duellare sulle medesime posizioni. Ma proprio le stesse. Qualche ricambio di faccia, poco di teste: basti pensare a quel giovine candidato del centrodestra che nel suo programma non trovò niente di meglio da fare per risolvere i problemi di Borgo Santa Caterina che proporre l’eliminazione della corsia dei bus a favore di – indovinate? – parcheggi. Che così ad occhio non sembrano proprio la prima preoccupazione degli abitanti della zona. Ma tant’è.

Il centrosinistra, dal canto suo, procede a strappi, come il Battisti (Lucio...) di «Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi...»: ovvero grandi idee, persino qualche proclama, ma piccoli risultati. Difficile fare altrimenti, del resto, se appena tocchi qualcosa non hai le spalle larghe da resistere alla forza d’urto. In particolare dei commercianti, mondo tutto da esplorare e - soprattutto capire - nelle sue diverse sfaccettature, sindacali e non.

Morale, se dopo 20 anni e 5 (facciamo 4 e qualcosa...) amministrazioni Bergamo è ancora ferma al palo in materia di (im)mobilità, qualche buona ragione ci sarà pure, no? Se parlare di Ztl o corsie preferenziali è ancora un problema, figuriamoci cominciare a farle: chi tocca i fili, muore. Visto da centrodestra o centrosinistra che sia. Poi magari c’è chi tenta (o dà l’impressione) di provare a giocare all’attacco e chi invece si piazza stabilmente in difesa, ma questa è un’altra storia: comunque la si voglia vedere, il risultato non cambia. Un brutto 0-0, una partita scialba in campo e ricca solo di parole negli spogliatoi . L’immagine di una città che sulla mobilità lotta per non retrocedere, e guarda quelle europee che giocano in Champions League con tanta invidia. Ma che alla fin dei conti fatica a stare in campo, e si abbandona al suo destino: in coda.


d.nikpalj
Dino Nikpalj

Curioso di tutto ed esperto di niente. Classe 1968 (ohibò…), maturità tecnica e studi in Giurisprudenza, lavora a L’Eco di Bergamo dal novembre 1997. Vicecaporedattore dal 2014, è stato inviato e per tre anni ha guidato la redazione web. Scrive di cronaca, politica, trasporti e Atalanta, della quale è tifosissimo. Ha da sempre una passionaccia per il calcio inglese in tutte le sue forme e categorie, una spiccata simpatia per il Manchester City e una fornitissima biblioteca, anche di storie di calcio. Che prova a raccontare su Corner.

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