Lunedì 01 Marzo 2010

Razzoli, dal Pora all'oro olimpico
Il premio Morandi porta fortuna

Giuliano Razzoli, chi era costui? Un po' manzonianamente possiamo ripercorrere in chiave bergamasca l'alba di questo campione che pare destinato a seguire… gli sci di Tomba. Che fosse un predestinato tra i pali stretti si poteva anche presupporre, ma quando nel dicembre 2006 a Selvino fu insignito del premio Tony Morandi furono in molti a cadere dalla nuvole.

Razzo chi? All'epoca il neocampione olimpico era poco più che un ragazzone di belle speranze e quella sera si emozionò non poco; ricevere il premio che era andato, negli anni precedenti, a Daniela Ceccarelli, Denise Carbon e Nadia Fanchini doveva considerarsi più che un portafortuna, una specie di investitura, un viatico per la gloria.

La segnalazione allo Sci Club Selvino, che ha istituito il premio per ricordare l'indimenticato allenatore scalvino, fu fatta dal vice presidente della Fisi, Carmelo Ghilardi che ne aveva intravisto le potenzialità e fu sposata dal presidente del sodalizio selvinese Angelo Bertocchi che organizzò una serata con i fiocchi.

La faccenda del «Morandi» come premio portafortuna è risaputa nel mondo dello sci: statistiche alla mano, l'atleta che ne viene insignito è destinato a fare sfracelli. Giuliano arrivò all'appuntamento accompagnato da papà «Giulio» e Bertocchi si affrettò a ricordare come, per uno sci club olimpico come il Selvino, augurare una medaglia d'oro in slalom speciale (Paoletta docet) era il minimo che si potesse fare. Senza poi contare il legame con Tomba e con tutto l'ambaradan della Bomba»; la nomination per l'oro olimpico era stata ufficialmente fatta.

E un po' portafortuna, per Razzoli, deve essersi rivelato anche lo slalom di Coppa Europa di un anno fa, quando per la gioia degli appassionati sbucò come una furia dai pali stretti del Pora, distribuendo sorrisi e sicurezze, con quel suo fare guascone e gioviale. Chi, dei bergamaschi presenti a Vancouver, lo stesso vice presidente Ghilardi e ancora Bertocchi, l'ha incontrato nel villaggio olimpico, racconta di un campione semplice che in queste Olimpiadi non si separava mai dalla sua fidanzata e da Giorgio Rocca, che è un po' il suo mentore.

«Si fa voler bene da tutti e gli piace divertirsi», commenta il vice presidente federale. Per lui è facile prospettare un futuro allegro, come un bicchiere di lambrusco.
 Donatella Tiraboschi

m.sanfilippo

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