Lunedì 17 Dicembre 2012

I campioni olimpici dal Papa
La grande emozione di Martina

Papa Benedetto XVI, ha ricevuto lunedì mattina in udienza privata 50 atleti medagliati ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Londra 2012, nella Sala Clementina del Vaticano. Fra loro anche i bergamaschi Martina Caironi, medaglia d'oro alle Paralimpiadi e Matteo Morandi, bronzo agli anelli.

«Un'emozione forte - ha detto Martina -, un giorno speciale, un sogno».

La delegazione azzurra è stata guidata dal Presidente del CONI, Giovanni Petrucci, dal Segretario Generale e Capomissione a Londra, Raffaele Pagnozzi, dai Vicepresidenti Riccardo Agabio e Luca Pancalli. Il Papa ha salutato personalmente ad uno ad uno gli atleti. Al Papa è stata porta in dono la Torcia olimpica di Londra 2012 e una tuta dell'Italia di colore bianco con scritto sulle spalle Benedetto XVI.

"Mi pare che a Londra - ha detto Ratzinger nel suo saluto - abbiate conquistato ben 28 medaglie, di cui 8 d'oro! Ma a voi atleti non è stato chiesto solo di competere e ottenere risultati". "Ogni attività sportiva, sia a livello amatoriale che agonistico richiede la lealtà nella competizione, il rispetto del proprio corpo, il senso di solidarietà e di altruismo e poi anche la gioia, la soddisfazione e la festa". "Tutto ciò presuppone - ha proseguito il Papa - un cammino di autentica maturazione umana, fatto di rinunce, di tenacia, di pazienza, e soprattutto di umiltà, che non viene applaudita, ma che è il segreto della vittoria".

"Uno sport che voglia avere un senso pieno per chi lo pratica - ha specificato il Pontefice - deve essere sempre a servizio della persona. La posta in gioco allora non è solo il rispetto delle regole, ma la visione dell'uomo, dell'uomo che fa sport e che, al tempo stesso, ha bisogno di educazione, di spiritualità e di valori trascendenti".

"Cari amici, in questo anno della fede vorrei sottolineare che l'attività sportiva può educare la persona anche all'agonismò spirituale, cioè a vivere ogni giorno cercando di far vincere il bene sul male, la verità sulla menzogna, l'amore sull'odio, e questo prima di tutto in se stessi", ha aggiunto Benedetto XVI. "Pensando poi all'impegno della nuova evangelizzazione anche il mondo dello sport può essere considerato un moderno 'cortile dei gentilì, cioè un'opportunità preziosa di incontro aperta a tutti, credenti e non credenti, dove sperimentare la gioia e anche la fatica di confrontarsi con persone diverse per cultura, lingua e orientamento religioso".

"La pressione di conseguire risultati significativi non deve mai spingere a imboccare scorciatoie come avviene nel caso del doping. Lo stesso spirito di squadra sia di sprone ad evitare questi vicoli ciechi, ma anche di sostegno a chi riconosce di avere sbagliato, in modo che si senta accolto e aiutato". 

Ed ancora: "I grandi campioni del mondo dello sport devono essere dei modelli da imitare. L'esperienza sportiva può contribuire a rispondere alle domande profonde che pongono le nuove generazioni circa il senso della vita, il suo orientamento e la sua meta, quando è vissuta in pienezza; sa educare ai valori umani e aiuta l'apertura al trascendentè. Penso dunque a voi, cari atleti come a dei campioni-testimoni, con una missione da compiere: possiate essere, per quanti vi ammirano, validi modelli da imitare". "Ma anche voi, cari dirigenti, come pure gli allenatori, i diversi operatori sportivi - ha proseguito il Papa - siete chiamati ad essere testimoni di buona umanità, cooperatori con le famiglie e le istituzioni formative dell'educazione dei giovani, maestri di una pratica sportiva che sia sempre leale e limpida".

e.roncalli

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