Giovedì 10 Gennaio 2013

Manfredini, tutti moralizzatori
Ma purtroppo soltanto a parole

A parole, anche in tema di calcio, tutti nei rispettivi ruoli, si identificano in convinti moralizzatori. Di sicuro si riterrà moralizzatore anche chi ha «scippato», sia pure in termini legali, Thomas Manfredini all'Atalanta. Dai tempi più remoti i primi a lanciare l'allarme per i bilanci drasticamente in rosso, nell'ambito delle società sportive e a indicare gli ipotizzabili rimedi sono proprio i presidenti.

La vicenda Manfredini, ahinoi, si presta inequivocabilmente al caso in questione. L'ormai ex regista della difesa di mister Stefano Colantuono, sino a martedì scorso, teneva blindato in cassaforte un fior di contratto che lo legava, con rigorose garanzie, all'Atalanta per altri diciotto mesi.

Bene, è però stato sufficiente un semplice squillo da Genova, per convincerlo a rompere con l'Atalanta una volta sentita la mega offerta. Al diavolo, perciò, i ripetuti bla bla bla dei menzionati moralizzatori di turno pronti a invocare un forte e indispensabile ridimensionamento nella voce «compensi agli atleti».

Sempre riguardo a Manfredini, il club atalantino, oltre a risultare vittima del maldestro sistema, ha agito in lodevole controtendenza. Al di là delle indubbie qualità tecniche riconosciute all'unanimità al calciatore, l'Atalanta ha inteso così privilegiare la linea della razionalità e del buon senso.

Pure per un discorso di ineccepibile principio occorre condividere mosse e comportamenti della dirigenza nerazzurra specie alla domanda se i contratti sottoscritti dalle parti devono, poi, essere rispettati unicamente dai presidenti.

Sull'operazione-Manfredini, ha influito parecchio anche Gigi Del Neri, suo tenace e vincente sostenitore durante la permanenza a Bergamo. Complicità, quella del tecnico friulano, estesa a patron Preziosi, che non fa certo uscire entrambi in maniera elegante. Non ci sentiamo, invece, di puntare l'indice contro Manfredini al pensiero che, purtroppo, come si dice «la riconoscenza non va cercata in questo mondo».

Arturo Zambaldo

m.sanfilippo

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