Martedì 01 Ottobre 2013

Colantuono: «Io a rischio?
Non l'ho mai nemmeno pensato»

«La verità? Domenica sera ho festeggiato pure io. Dopo la partita la Nadia (la magazziniera) m'ha dato un vassoio di pasticcini, quelli lì dei vip, io so' tornato a casa e me li so' magnati tutti. Nun posso, sto a litiga' coi trigliceridi. Ma avevo bisogno di vincere, perché se vinco io dormo meglio, mangio meglio e sto meglio in famiglia. E a tratti mi capita pure di sorridere».

Senza esagerare, mister.
«Certo, senza esagerare. Perché sabato c'è il Chievo, lo so bene. Sarà una partita...».

...difficilissima, come no. Però adesso abbiamo ritrovato l'Atalanta.
«Mai temuto di averla persa».

Quattro sconfitte in cinque gare.
«Può succedere. Molti di questi ragazzi vengono da due anni di grandi imprese, chi è passato dai nostri guai è retrocesso. A questo gruppo io sono molto grato, ci sta che sia partito con il freno a mano un po' tirato».

Condizione fisica imperfetta?
«Se sei perfetto ad agosto, hai sbagliato qualcosa. La condizione cresce, normale. Ma spesso i risultati ingannano. Noi lavoriamo su rilevazioni scientifiche e siamo nella norma. Anzi...».

Anzi?
«La partita con la Fiorentina è stata quella con i picchi più alti della mia gestione assieme a quella di Bergamo contro la Juve di due anni fa. Le abbiamo perse entrambe».

Quindi bisogna correre di meno?
«Bisogna correre, certo. Ma voi siete entusiasti per il primo tempo con l'Udinese, io invece sostengo che nel primo tempo con la Fiorentina abbiamo fatto meglio. Correndo di più e creando occasioni più nitide. Ma allora il gol l'abbiamo preso, questa volta invece l'abbiamo fatto. E il risultato poi cambia la partita e i giudizi. Normale».

Mister, pensi al 3-4 di Parma: è cambiata la testa. Ed è cambiato l'assetto tattico.
«All'atteggiamento mostrato con l'Udinese adesso dovremo dare continuità, lo so bene. Altrimenti sprechiamo occasioni».

Il tema è lo stesso dall'estate scorsa: la squadra non ha continuità e mostra i suoi pregi solo quando la situazione si fa rischiosa...
«Per la continuità lavoriamo quotidianamente. Sull'altro tema mi vien da dire che un po' siamo masochisti... Però con l'Udinese abbiamo giocato davvero bene».

Finalmente. Con il 4-4-1-1. Non dica che non conta.
«Conta le testa, anzitutto. Contano le prestazioni dei singoli, in crescita. Se Ciga, Bonaventura, Moralez e Denis sono questi, fai i punti. Anche perché il resto della squadra sta altrettanto bene. Trovatemi uno che ha sbagliato gara, domenica...».

Grazie al 4-4-1-1. Dica la verità, è la scelta naturale per questo gruppo.
«Ogni modulo ha pregi e difetti. Dipende dagli avversari e dalle tue condizioni psicofisiche».

Certo, mister. Ma la realtà è che da metà luglio abbiamo perso tempo...
«No».

Come no: 4-3-3, 5-3-1-1... L'Atalanta è quella di domenica...
«Siamo partiti provando un calcio diverso perché il modulo base lo conoscevamo. L'abbiamo provato, non ha retto per le condizioni generali e le caratteristiche degli avversari. Però con il Cagliari abbiamo perso quando il 4-3-3 l'avevamo già abbandonato, per esempio».

L'Atalanta non può fare il 4-3-3 in A con questi interpreti. Magari in un paio di partite...
«Lo dirà il tempo. Sono convinto che lo rivedremo, oggi il calcio non è più un solo modulo, i calciatori conoscono diverse filosofie e le sanno applicare. Normale».

Poi il 5-3-1-1. Altro tempo perso.
«No. In quel momento, con Napoli e Fiorentina alle porte, era necessario proteggere di più la difesa e l'abbiamo fatto. Concedendo molto poco agli avversari. Ma in quelle poche occasioni ci hanno fatto gol. Però quando è stata fatta questa scelta non ho sentito una sola obiezione. Non una...».

Adesso pure lei è tornato all'origine. L'Atalanta è da 4-4-1-1.
«Ve lo dico tra un po' di partite, una rondine non fa primavera. L'Atalanta dovrà essere camaleontica, pronta a soluzioni diverse in base alle necessità».

Che dice il campionato?
«Le sette grandi; Udinese, Parma, Cagliari e forse Catania e Genoa nella fascia intermedia; le altre squadre per evitare le tre retrocessioni».

In sei partite sei punti, fa 38 punti a fine stagione. Ci si salva?
«Vedremo, di certo quest'anno le grandi fanno sempre punti, quindi si abbassa la quota salvezza».

All'andata lei in due anni ha fatto 26 e 24 punti. Cosa firma per il 12 gennaio?
«Dai 20 punti in su va bene, ma conterà anche la classifica delle altre squadre. Adesso ne abbiamo sette alle spalle. Se a fine andata avremo 18 punti ma la terzultima sarà 3-4 punti dietro, andrà bene lo stesso».

Senza arrabbiarsi: dopo il Parma non s'è sentito in discussione?
«Assolutamente no, perché questa è l'Atalanta. Qui non contano tre, cinque, dieci risultati. Si guarda la sostanza, i Percassi e i dirigenti sanno chi sono, cosa penso, come lavoro».

Con la vittoria sull'Udinese lei ha superato Mondonico: 84 vittorie, più di tutti allenando l'Atalanta.
«Mi fa piacere, ma preferisco i record di squadra. Preferisco pensare all'altro, quello del quarto anno...».

Come no: al terzo anno di A nella gran parte dei casi si retrocede. Se poi si è al quarto anno con lo stesso allenatore, succede di sicuro: Sonetti, Mondonico, Vavassori...
«Ecco, questo di record m'interessa. Questo sì che lo voglio smontare. Atalanta e Colantuono salvi il 18 maggio».

Non qualche domenica prima?

«Avete già scritto che questa salvezza sarà più difficile di quelle ottenute partendo penalizzati. Io dico che quelle sono state due grandi imprese e che la salvezza che cerchiamo oggi sarà difficile perché il campionato si sta delineando come molto complicato, incredibile per l'equilibrio che lo caratterizza».

Ce la faremo?
«A qualsiasi costo, se stiamo tutti uniti, a sostenere la squadra come domenica, con la salvezza come unico obiettivo del mondo Atalanta. Perché sabato, il Chievo...».

Pietro Serina

a.ceresoli

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