Giovedì 10 Ottobre 2013

18 mila euro per una 15enne
Scoppia il caso nel basket bg

Il suo cartellino è del Lussana, ma una 15enne preferirebbe giocare ad Albino, dove è stata in prestito per un anno, insieme alle sue amiche. Il problema è che il Lussana pretende per il suo cartellino 18 mila euro che il club seriano non può pagare. La denuncia dei genitori e la replica del presidente del Lusana, Francesco Fustinoni, che parla di «cifra ragionevole basata sui parametri della Federazione per una ragazza che rientra tra le top player». Ecco la lettera dei genitori di Alessia.

«Alessia Panseri, classe 1998, ha iniziato a giocare a basket 5 anni fa nella società Lussana Bg dove veniva privilegiato il gioco e il divertimento (cosa giusta nel mondo dello sport). Alessia si dimostra una buona atleta chiamata anche nelle selezioni nazionali. Il Lussana si unisce con una società di Rezzato per fare una super squadra ma nostra figlia vuole giocare a basket per puro divertimento e dopo tre anni insieme ad altre compagne, decide di cambiare società pensando di essere libera di poter scegliere dove praticare sport riconosciuto dilettantistico».

«La ragazza dopo varie discussioni viene data in prestito per una stagione ad Albino dove si diverte e trova un ottimo gruppo di amiche, cosa fondamentale ai fini della crescita. A fine stagione la società Lussana convoca i genitori delle ragazze che erano andate via in varie società e comunica che devono rientrare tutte al Lussana perché quelle rimaste hanno praticamente smesso tutte tranne due, noi genitori abbiamo cercato con gentilezza di trovare un accordo ma abbiamo sbattuto contro un muro, a settembre la richiesta per cedere Alessia è di 15 mila euro più iva una cifra assurda anche per giocatrici senior e completamente fuori mercato per ragazze di 15 anni».

«Oggi nostra figlia è ferma in balia di regolamenti Fip assurdi che tutelano solo le società di basket e non ragazzine che vorrebbero solo fare sport, noi come genitori ci sentiamo frustrati per non poter fare nulla e speriamo che, se nostra figlia non potrà più giocare, almeno questa storia dia una mano alle ragazze che prima di firmare un cartellino si documentino e si tutelino».

Paolo e Simona Panseri

m.sanfilippo

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