Atalanta, dici Cagliari e tocchi ferro È ora di presentare il conto

Atalanta, dici Cagliari e tocchi ferro
È ora di presentare il conto

Contro il Cagliari, contro Rolly Maran. L’Atalanta aprirà il 2019 con una partita non banale: di fronte, in coppa, si troverà una squadra e un allenatore che hanno in qualche modo caratterizzato la sua storia recente.

L’avversaria che ha fatto più male e il tecnico che non è mai arrivato a Bergamo, nonostante ad un certo punto fosse stato promesso sposo: con questi ingredienti, poco importa se per il campionato c’è ancora da attendere.

Bestia nera

Il film è già interessante così. Innanzitutto perché, in casa nerazzurra, c’è voglia di rivalsa nei confronti di una rivale che, ultimamente, si è trasformata in una chimera. Il Cagliari, pensate un po’, è la squadra che ha battuto più volte i nerazzurri in campionato da quando c’è Gasperini: in cinque incroci, i sardi hanno vinto ben quattro volte. Qualcosa di insolito, visto che l’Atalanta –negli ultimi due anni e mezzo – non ha perso poi tante volte: contro l’imbattibile Juventus, per esempio, è riuscita in tre occasioni a farla franca, contro il Cagliari solo una. Se la Vecchia Signora, nello stesso periodo, ha vinto più volte (cinque) contro Gomez e compagni è solo grazie al triplo incrocio in Coppa Italia (andata e ritorno in semifinale lo scorso anno, ottavi secchi nel 2017), che ha rimpinguato il bottino bianconero. I nerazzurri hanno ora l’occasione di cambiare le abitudini: due delle prossime quattro gare saranno proprio contro il Cagliari, visto che dopo l’antipasto di lunedì in Coppa Italia, ci sarà la terza di ritorno in campionato, sempre alla Sardegna Arena, tra meno di un mese, il 4 febbraio, dopo Frosinone e Roma.

Quattro ko su cinque

Una storia nata male, quella dell’Atalanta gasperiniana contro i rossoblù. Nella quarta giornata del 2016/17, arrivò un secco 3-0 al Sant’Elia, in quella che resta una delle pagine più buie della storia recente (seconda forse solo al 7-1 dell’Inter). Sembrano passati secoli, ma in realtà sono trascorsi solo ventotto mesi: era il 18 settembre 2016 quando l’ex Borriello (doppietta) e Sau mandarono al tappetto la squadra nerazzurra, in cui Berisha esordiva (peraltro ben figurando, nonostante i tre palloni raccolti in fondo al sacco) e Paloschi sbagliava un rigore. La panchina di Gasp traballava: dovevano ancora venire le partite della rinascita e la lunga scalata verso l’Olimpo. Da lì in poi, la storia dell’Atalanta è cambiata, ma non contro il Cagliari.

L’unica eccezione è nel ritorno della stessa stagione, con il 2-0 casalingo (il 5 febbraio 2017), griffato da una doppietta lampo del Papu, unico sorriso nelle ultime cinque sfide. Perché, successivamente, è andata sempre male: lo scorso anno, i sardi vinsero sia all’andata che al ritorno, 2-1 a Bergamo nell’ultima del 2017 e 1-0 alla Sardegna Arena quando ormai i giochi erano fatti. Poi, l’1-0 in casa bergamasca a inizio settembre, che apriva la crisi atalantina post-eliminazione europea: la striscia attuale parla di tre successi consecutivi di Barella e compagni.

Maran e sliding doors

E Cagliari vuol dire anche Rolando Maran. L’allenatore trentino, due anni e mezzo fa, fu vicinissimo a sposare l’Atalanta: nel maggio 2016, l’arrivo dal Chievo saltò solo all’ultimo secondo. Sliding doors: il flirt non divenne matrimonio. A Bergamo arrivò Gasperini, mentre Maran restò a Verona: alla fine, andò bene a entrambe le parti, perché i nerazzurri si sono arrampicati due volte in Europa, mentre il tecnico ha condotto il Chievo a una bella salvezza (unica macchia, l’esonero al fotofinish nella seconda stagione) e quest’anno sta facendo buone cose con il Cagliari.

I rapporti con il mondo nerazzurro, in particolare con Sartori (conosciuto nell’esperienza clivense), sono sempre cordiali. È dunque difficile immaginare Maran come un nemico, ma lunedì ci saranno una striscia da vendicare e una coppa da inseguire.


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