Il Bari chiede i danni a Masiello «Ha contribuito al fallimento»
La clamorosa autorete di Masiello nel derby con il Lecce

Il Bari chiede i danni a Masiello
«Ha contribuito al fallimento»

La curatela del fallimento dell’As Bari è pronta a chiamarlo a risarcire i danni che ha causato alla società biancorossa con il calcioscommesse. E sono danni miliardari.

Lo rivela la Gazzetta del Mezzogiorno in un articolo di Giovanni Longo e Massimiliano Scagliarini. «Per quella goffa autorete con cui vendette il derby e l’onore, Andrea Masiello incassò 50mila euro. Per le otto partite che ha complessivamente ammesso di aver truccato, ha patteggiato un anno e 11 mesi per frode sportiva, il massimo possibile per non fare nemmeno un giorno di galera. Scontati i 2 anni e 5 mesi di squalifica sportiva, oggi l’ex difensore biancorosso è tornato al calcio giocato con la maglia dell’Atalanta. Ma presto dovrà ripresentarsi in un’aula di giustizia: la curatela del fallimento dell’As Bari è pronta a chiamarlo a risarcire i danni che ha causato alla società biancorossa con il calcioscommesse. E sono danni miliardari».

«I curatori del fallimento, Marcello Danisi e Gianvito Giannelli, hanno infatti ottenuto il parere positivo del comitato dei creditori all’azione di responsabilità nei confronti dell’ex biancorosso. Ed è la prima volta assoluta che, in Italia, un giocatore viene ritenuto corresponsabile del fallimento di una società di calcio».

Masiello con la maglia dell’Atalanta

Masiello con la maglia dell’Atalanta

«Il vecchio Bari targato Matarrese è scomparso lasciando un buco da 31 milioni. E, secondo i curatori, Masiello ha contribuito per almeno quattro milioni. Il perché è presto spiegato. Il 30 luglio 2011, il calciatore è stato ceduto in comproprietà all’Atalanta per 7 milioni di euro. Il 2 aprile 2012, quando Masiello è finito in galera con l’accusa di aver venduto il derby con il Lecce, il Bari aveva in bilancio i 3,5 milioni pari a metà del valore del suo cartellino. Ma, a quel punto, il cartellino era carta straccia: «Dopo l’ordinanza cautelare - annotano i curatori - non si è registrato più alcun interesse all’acquisizione del contratto», tanto che la società «è stata pertanto costretta a svalutare integralmente il valore della predetta compartecipazione»


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