Giovedì 01 Luglio 2004

La Foppa azzurra: «Medaglia ad Atene»

Zitte zitte, ci penseranno loro a salvare la patria. Visto che fine ha fatto quella calcistica, uscita con le ossa rotte e la reputazione macchiata dalla faraonica ma zoppicante trasferta portoghese, la nazionale femminile di pallavolo sarà, ad Atene 2004, tra le principali candidate al riscatto azzurro.

Ora le ragazze allenate da Marco Bonitta sono in ritiro a Bergamo, dove resteranno fino a martedì mattina. Dieci giorni di preparazione, di allenamento fisico ma anche tecnico e tattico. Tutto pensato e fatto per arrivare all’appuntamento olimpico al massimo della forma, per giocarsi una medaglia e, chissà, anche il metallo più pregiato.

Nazionale più pallavolo più Bergamo: uguale Foppapedretti. Totale: Paola Paggi, Jenny Barazza, Manuela Secolo, Francesca Piccinini. Che, nella hall dell’hotel cittadino che ospita la nazionale, vanno a ruota libera. Su Olimpiadi, Foppa del futuro, e un pensierino a mente fredda alla grande impresa dello scudetto strappato a Novara.

«Le Olimpiadi? Puntiamo quantomeno a una medaglia - dice Jenny Barazza - : abbiamo vinto un mondiale, non vedo perché non dovremmo puntare a far bene anche ad Atene». C’è chi spara in alto, come Jenny, e chi preferisce mantenere basso il profilo. Come Manuela Secolo: «Obiettivo minimo alle Olimpiadi? Passare bene la prima fase. È per questo che stiamo lavorando: per affrontare l’impegno di Atene senza inciampare, per migliorare e cominciare bene. Questa è la base, poi vedremo: una medaglia è il sogno di tutti». Ma Paola Paggi, la capitana della Foppa, non si accontenta. E così, sull’obiettivo di Atene, alza la mira. «C’è da riscattare il nono posto del 2000. Adesso direi che possiamo puntare a essere tra le prime quattro. Forse tra qualche settimana si potrà essere più precisi». Vabbè: a mettere tutto in chiaro ci pensa Francesca Piccinini. «Dove arriveremo alle Olimpiadi? Vinciamo, che discorso. Le avversarie non mancano, ma siccome una vale l’altra allora dico che vinciamo noi. Io ci credo, in questa Italia». Insomma: c’è da riportare in alto l’azzurro, il tricolore. «Ma gli occhi su di noi - precisa la Picci - sono puntati sempre e comunque».

Dalle Olimpiadi alla Foppa. D’altra parte, quando le quattro della nazionale saranno ancora ad Atene, a Bergamo il resto della squadra starà già lavorando sulla prossima stagione. «E infatti - dice Piccinini - ci rivorranno subito, nemmeno un giorno di stop...». Ma che Foppa sarà quella che cercherà di confermare lo scudetto e, magari, di calcare palcoscenici europei più blasonati della Coppa Cev, comunque vinta? Le «Foppine» azzurre non hanno dubbi. Sarà più forte. Perché la spina dorsale del gruppo è la stessa, con l’aggiunta di un libero, Paola Croce, sul cui conto il giudizio è unanime: «Fortissima».

«La scelta di confermare il gruppo è condivisibilissima - spiega per tutte la capitana Paggi - perché non dovremo far altro che ripartire da dove ci siamo fermate dopo la conquista dello scudetto. In più avremo un libero fortissimo e alcune giovani che ci garantiranno ottimi ricambi. Per questo la scelta della società è senz’altro da sposare».

Ripartire da dove si erano fermate: questo l’imperativo delle ragazze targate Foppa. E se fosse così, ci sarebbe di che leccarsi i baffi. Sono passati solo 80 giorni, da quel 20 aprile. Loro, le ragazze, nel frattempo hanno già fatto il giro di mezzo mondo con la nazionale. Ma non c’è tempo che possa cancellare quelle emozioni. Barazza: «Che brividi quando siamo entrate di nuovo al Palasport. Tornavano in mente quelle sere, quell’impresa». Secolo: «Adesso l’emozione è quasi più forte. Abbiamo davvero fatto qualcosa di eccezionale, attirando verso il nostro sport tanta gente che prima non se ne interessava». Quella gente che adesso Francesca Piccinini rivorrebbe vedere sugli spalti: «Sarebbe un sogno». Ma chissà come saranno stati i primi giorni di ritiro, con lo scudetto ancora fresco sulle maglie della Foppa, strappato con quella memorabile rimonta. «Io - sorride Piccinini - sono molto amica di alcune giocatrici di Novara che sono qui con noi. Era tutto tranquillo. Anche se qualche battutina è girata, come no...».

(01/07/2004)

fa.tinaglia

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