La Nazionale riparta dal gruppo
Il ct pro tempore Luigi Di Biagio

La Nazionale
riparta dal gruppo

La Nazionale ai minimi storici ha aperto un dibattito che in questi giorni si spinge sino a invocare una rifondazione del calcio italiano. Certo – e non è la prima volta che lo scriviamo –, se il modello Atalanta (organizzazione societaria e valorizzazione del vivaio) facesse scuola in fretta nel nostro Paese, le prospettive sarebbero più ottimistiche di quanto non autorizzi la realtà attuale.

Il ct pro tempore Di Biagio fa bene a chiedere pazienza nelle valutazioni mediatiche ma la Federazione deve stringere i tempi per varare un piano operativo (a cominciare dalla nomina del nuovo commissario tecnico annunciata per maggio) in vista degli Europei del 2020: non centrare neppure la prossima qualificazione sarebbe drammatico per il calcio italiano che non è abituato a stare davanti alla tv anziché in campo. Due anni sono pochini per raccogliere subito i frutti di qualsivoglia rifondazione, quindi, pur senza rinunciare ad aprire nuovi orizzonti, serviranno soluzioni pratiche per l’immediato. Cosa manca a questa Nazionale lo abbiamo visto tutti: un gioco efficace e, nei singoli, quella qualità che ci riporti a competere con le selezioni più forti, come si conviene alla storia azzurra.

Anche Conte aveva per le mani un’Italia operaia: la sua abilità fu non solo trasmetterle la proverbiale grinta che lo ha reso famoso nel mondo ma anche darle il gioco migliore possibile in rapporto agli uomini a disposizione. Come scrisse Gianni Mura due anni fa all’indomani della vittoria sul Belgio per 2-0 (Giaccherini e Pellè) agli Europei di Francia, Conte creò «un gruppo senza stelle ma in grado di accendere la luce». Oggi bisogna ripartire proprio dal gruppo, dalla solidarietà nella fatica, perché fuoriclasse non ne abbiamo. E spazio a forze fresche, perché ricambi interessanti invece ce ne sono. Due – Spinazzola e Cristante – sono atalantini di primo piano e speriamo di vederli all’opera domani a Wembley nell’amichevole contro l’Inghilterra: l’esterno non è certo secondo a De Sciglio (su una fascia sinistra che venerdì contro l’Argentina ha lasciato a desiderare) e il centrocampista con la propensione al gol merita ben più minuti dello scampolo di partita concessogli a Manchester (anche Tardelli continuava a ripeterlo in telecronaca). Forza azzurri, il fondo è toccato, non c’è tempo per deprimersi.

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