Sabato 12 Luglio 2014

Germania-Argentina, ultimo atto

Brasile ko, all’Olanda il 3° posto

Nicola Rizzoli

Il Mondiale arriva al ventesimo traguardo con una finale Germania-Argentina già vista a Roma e il Brasile padrone di casa scornato per non prendervi parte. Fra l’altro nella finalina per il terzo posto, il Brasile è andato ancora una volta ko perdendo contro l’Olanda (0-3).

I tedeschi hanno vinto tre volte (1954, 1974, 1990), gli argentini due (1978, 1986). Se Messi avrà la meglio, raggiungerà Maradona e metterà in bacheca un trofeo mai conquistato a una collezione già prestigiosa (scudetti, Champions, Palloni d’oro ecc.), mentre Klose è il capocannoniere di sempre (16 gol, più di Ronaldo) e Thomas Mueller ha già fatto dieci gol in due Mondiali e ora spera di vincere per la seconda volta il titolo di capocannoniere, raggiungendo o superando James Rodriguez. Kroos è indicato come il più bravo del torneo, Schuerrle spesso quando entra segna, ma Loew non cambierà formazione.

Nicola Rizzoli sarà il terzo arbitro italiano a dirigere una finale dopo Gonella nel 1978 (Argentina-Olanda 3-1) e Collina nel 2002 (Brasile-Germania 2-0). Queste le principali note di una gara che riassumerà al Maracanà, uno dei templi del calcio mondiale, l’eterna sfida fra Sudamerica e Europa per la supremazia planetaria: finora 10-9 per il Vecchio Continente.

E’ una sfida anche sul piano sociale: poche migliaia di ricchi tifosi tedeschi contro duecentomila argentini senza soldi e senza biglietti. La polizia dovrà fronteggiare una situazione difficile. Si parla di mercato nero: 5000-6000 dollari (circa 3500 euro) a posto.

Se dobbiamo rifarci all’andamento di questo Mondiale, si può dire che la Germania è favorita: ha anche segnato più della squadra albiceleste (17-8 i gol segnati), ma ne ha subiti di più (3-4).

L’Argentina ha vinto sempre, ma ai rigori contro l’Olanda. La Germania ha pareggiato con il Ghana e ha battuto l’Algeria nei tempi supplementari. In ogni caso i portieri Romero e Neuer sono stati grandi protagonisti, come Mueller (5 gol) e Messi (quattro).

Ma, a prescindere dai numeri, che partita sarà ? Stando alle dichiarazioni, ma soprattutto a quello che si è visto in campo nelle partite del Mondiale, gli argentini cercheranno di non far giocare i tedeschi, trascinandoli in una partita senza molti sbocchi, sperando di trafiggerli con una «invenzione» di Messi, un gol di Aguero (Di Maria non dovrebbe esserci) o Higuain. Se la Germania avrà la forza e il genio tattico per superare una difesa capace di fermare gli attaccanti avversari con la diga formata da Perez-Mascherano-Biglia davanti alla linea «Maginot» dei Demichelis e Garay, bene per i tedeschi. Altrimenti, sarà uno spettacolo modesto sul piano...estetico. Ma non dimentichiamo che i difensori della «albiceleste» (Zabaleta, Garay sui calci d’angolo, Rojo con i suoi cross) sono capaci anche di proiettarsi in avanti dove la squadra di Sabella (al passo d’addio) ha armi micidiali.

E’ anche vero che i tedeschi sono molto duttili: tutti avanti e tutti indietro. Ed abbiamo visto andare a segno Hummels (un difensore, due gol), i centrocampisti Kroos (2) e Khedira (1), oltre agli attaccanti. E Schweinsteiger basculare fra difesa e attacco. A parte il libero Neuer...Ma in queste partite sono decisivi gli episodi. Non dimentichiamo l’equilibrio che si è visto nelle partite a eliminazione diretta e nelle finali degli ultimi anni: nel 2010, in Sudafrica, la Spagna vinse nei tempi supplementari, in Germania nel 2006 l’Italia ai rigori. Ma il calcio è imprevedibile: magari un gol all’inizio può fare aprire le cataratte, come nella semifinale fra Brasile e i tedeschi. Noi speriamo che la finale sia uno spot per il calcio. Ma ci saranno troppi interessi, non solo economici: c’è chi pensa di risolvere la propria crisi finanziaria vincendo un Mondiale (ma la presidentessa Kirchner non verrà, per scaramanzia) e chi vuole affermare la propria superiorità politica (la Merkel correrà a Rio), chi cercherà di dimostrare (Dilma Roussef) la propria efficienza con ventiseimila poliziotti in giro per Rio de Janeiro.

Franco Zuccalà

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