Procura antidoping: chiesti 2 anni per Mazzoleni

Procura antidoping: chiesti 2 anni per Mazzoleni

La procura antidoping del Coni ha deferito Eddy Mazzoleni con una proposta di due anni di squalifica per un capo d’imputazione risalente al 2004, nell’ambito dell’operazione «Oil for drug». Gli si contesta la violazione dell’articolo 2.2 del codice Wada: uso o tentato uso di materiale o metodo proibito. Tutto si basa su un colloquio che sarebbe stato registrato dai Nas il 27 aprile 2004 a Cepagatti, in provincia di Pescara, nello studio del medico Carlo Santuccione, recentemente inibito a ricoprire a vita cariche in ambito sportivo. Quel giorno, durante una visita, Mazzoleni avrebbe riferito a Santuccione: «Prima di tutto.. io ho parlato anche con Danilo.. perché per domenica sera.. io ho fatto 4000.. sottocute.. e corro sabato.. sabato.. non c’è problema?». Per i carabinieri si tratta dell’assunzione di Epo, e quel Danilo altri non sarebbe se non Danilo Di Luca, il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, finito a sua volta nei guai per la sua frequentazione del dottor Santuccione. Da qui il via all’iter su doppio binario: giustizia ordinaria e giustizia sportiva.
Il fatto che da quel lontano 2004 la vicenda fosse stata lasciata sopire per tre anni aveva ingenerato la sensazione di una possibile archiviazione, anche perché a Mazzoleni, già ascoltato dalla Procura nel 2004 (all’epoca la dirigeva il dottor Verde), venne detto che non c’erano elementi per procedere nei suoi confronti. Invece, la scorsa estate, il pentolone dell’«Oil for drug» ha ricominciato a ribollire. Il fatto che vi fossero implicati personaggi di primo piano come Di Luca e il campione del mondo di salto con l’asta Giuseppe Gibilisco ha indotto il nuovo procuratore, Torri, ha riaprire l’intero fascicolo. Mazzoleni, che pochi giorni prima aveva concluso al terzo posto il suo splendido Giro d’Italia, risultando assolutamente pulito, ne aveva pagato subito una prima conseguenza: l’esclusione dal Tour, concordata con Marc Biver, team manager dell’Astana, la squadra per la quale era tesserato. Poi era stato ascoltato a Roma dallo stesso Torri, il quale si era riservato di deciderne la posizione.
Dopo il deferimento, ora deciderà l’organo di giustizia federale. Se la peggiore delle ipotesi si dovesse verificare, per Mazzoleni - che a luglio compirà 35 anni - sarebbe la fine della carriera.
Il corridore, tuttavia, non è rassegnato a subire passivamente quella che ritiene una oscura macchinazione ai suoi danni. E va all’attacco: «Questa - ha detto - non è giustizia. Per sei mesi, da giugno a oggi, personalmente e attraverso il mio avvocato, ho chiesto inutilmente alla Federazione quale fosse la posizione nei miei confronti. Non ho mai ricevuto una risposta convincente, soltanto impacciati giri di parole. In tutto questo periodo non mi sono nemmeno cercato una squadra, pur essendo senza contratto: ero fiducioso che la mia situazione sarebbe stata chiarita. Ho chiesto di poter parlare, ho chiesto che mi fosse fatta ascoltare la registrazione incriminata. Niente, nessuno si è degnato di ricevermi. Ma non finisce qui: percorrerò tutti i gradi della giustizia fino a quando non sarò riuscito a obbligare tutti a prendere atto della mia estraneità alle accuse che mi vengono contestate».

(23/01/2008)

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