A spasso tra i caffè del Sentierone mentre nasceva il nuovo centro

A spasso tra i caffè del Sentierone
mentre nasceva il nuovo centro

Uno scatto del 1920 ci porta agli inizi del secolo scorso, tra i caffè del Sentierone, nel centro cittadino che stava cambiando volto lasciandosi alle spalle la vecchia Fiera per diventare il nuovo «salotto» di Bergamo arrivato fino ai giorni nostri.

La foto pubblicata su Storylab (tratta da «Bergamo nelle vecchie cartoline» di D. Lucchetti) ci mostra il Sentierone con i suoi quattro famosi caffè: il Nazionale, il Bramati (dove si fecero le prime proiezioni cinematografiche per Bergamo), il Centrale e il Gambrinus (in quegli anni frequentato da giornalisti e letterati). «Questo lato della vecchia Fiera – ci raccontano i lettori di Storylab – fu l’ultimo ad essere abbattuto, mentre dietro già si costruiva».

Era in pieno svolgimento, infatti, la «rivoluzione» urbanistica del centro firmata da Marcello Piacentini. Per secoli in questa zona della città bassa, in occasione della festa del patrono Sant’Alessandro, veniva allestita la celebre fiera con una pittoresca distesa di baracche di legno e di tendoni. All’inizio del ’700 la «baraccopoli» fu sostituita da un complesso in muratura con ben 500 botteghe, ma nell’Ottocento andò in decadenza: gli affari si svolgevano altrove e la Fiera divenne un complesso di magazzini e depositi, che di sera diventava luogo di malaffare.

Sentierone

Si iniziò così a ripensare il volto del centro: tra proposte, progetti e discussioni si arrivò a un vero e proprio concorso nazionale, in cui il Sentierone fu considerato l’asse portante attorno al quale disegnare il nuovo centro della città bassa. E qui entrò in campo Piacentini, che arrivò a Bergamo proprio per partecipare al concorso, pubblicato nel 1906, insieme ad altri architetti e ingegneri (11 concorrenti in tutto). Il Comune nel frattempo si era attivato per acquisire gli edifici della Fiera (procedura piuttosto laboriosa, visto che di molte botteghe non si sapeva neppure chi fosse il proprietario).

Come andò a finire? La giuria bocciò tutti i progetti, evidenziando che le nuove costruzioni rovinavano la vista di Città Alta. Ma l’anno successivo fu bandito un nuovo concorso: tra i 27 concorrenti si presentò di nuovo Piacentini, con un altro progetto, che riuscì a convincere la giuria evitando di ripetere gli errori del concorso precedente. Iniziarono così le demolizioni e, nel 1914, venne costruito il primo edificio: la sede della Banca d’Italia. Il progetto del nuovo centro fu completato in una dozzina d’anni.


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