Piazza Angelini, il «passaggio segreto» e l’ingegnere che ridisegnò Città Alta
Piazzetta Angelini (allora «Verzeri») nel 1961 (Foto by Storylab - Archivio Wells)

Piazza Angelini, il «passaggio segreto»
e l’ingegnere che ridisegnò Città Alta

Storylab questa volta ci porta in Città Alta, nella piazzetta dedicata a Luigi Angelini, l’ingegnere al quale negli anni 30 fu affidato l’incarico di risanare Città Alta. Scopriamo qualcosa di più sulla piazza e sulla storia di Angelini.

La piazzetta Angelini, ritratta in questa bella foto dell’Archivio Wells apparsa su Storylab e datata 1961, non è una delle più conosciute fra i turisti che arrivano in Città Alta: si trova infatti nel cuore del centro storico, al riparo dal continuo viavai di visitatori, tra piazza Mercato delle Scarpe e via Mario Lupo. È una sorta di «passaggio segreto» che corre parallelo a via Gombito, di solito ci passa solo chi conosce davvero il centro storico di Bergamo Alta. Siamo andati a fotografare la situazione oggi per il nostro consueto confronto: non è stato facile ottenere l’angolazione di scatto «giusta», data la presenza di un cantiere inaccessibile, ma le differenze tra la foto del 1961 e quello attuale sono ben visibili, soprattutto la scomparsa degli alberelli e l’aumento del numero di auto in sosta. Qualche ricordo della piazza di allora affiora anche dai commenti dei lettori di Storylab: «Noi ragazzi – scrive Pier Carlo Capozzi – ci giocavamo a pallone, ben attenti ad evitare gli alberelli (ora tristemente scomparsi) e soprattutto i vigili urbani, per i quali eravamo considerati alla stregua di autentici delinquenti...».

Ecco lo scatto con la differenza tra ieri e oggi (foto Bedolis), continuate a leggere dopo la foto per scoprire chi era Luigi Angelini.

La piazza di Pier Carlo e degli altri ragazzi che giocavano a pallone si chiamava piazza Verzeri, poi fu dedicata a Luigi Angelini (1884-1969), l’ingegnere civile bergamasco che curò il risanamento di Città Alta con una serie di lavori che durarono 18 anni. Angelini è un personaggio chiave della storia di Città Alta dell’opera di risanamento che fu avviata negli anni 30. Tutto comincia nel 1934 quando il podestà Antonio Locatelli incarica l’ingegnere bergamasco di realizzare uno studio che consenta di «conservare al massimo grado il carattere ambientale della città» ma ne migliori le condizioni. Si parte dalle arterie centrali del centro storico, via Gombito e via Colleoni. Gli edifici affacciati sulle vie vengono mantenuti ma si fa spazio nelle parti interne, con demolizioni parziali e cortili. Il piano prevede l’abbattimento delle case in stato di abbandono e irrecuperabili, la formazione di una strada interna – che colleghi senza soluzione di continuità il Mercato delle Scarpe e Colle Aperto –«tracciata con attraversamenti di aree libere e con la demolizione di pochissime costruzioni». Bergamo Alta e i suoi abitanti dovranno poter contare su «nuove comodità cittadine con passaggi pedonali, allacciamenti di strade con scalinate, bagni pubblici, un mercato rionale, lavatoi e spazi a giardino», oltre al miglioramento interno di tutte le case risanabili, con il consolidamento statico di vari edifici.

Risanare il centro storico significa innanzitutto dotarlo di una nuova fognatura, e poi di giardini e zone verdi pubbliche sulle aree lasciate libere dagli edifici abbattuti. Per portare luce e aria agli edifici vengono abbassati gli ultimi piani delle case rialzate alla fine del ’500, quando vennero costruite le Mura venete e furono abbattute più di 700 abitazioni. Edifici e facciate rinnovate – scrive Luigi Angelini – dovevano «mantenere il carattere del luogo» per questo era stato steso un Regolamento, con il benestare della Soprintendenza, che indicava come intervenire sugli intonaci e come ripristinare le strutture preesistenti, quali materiali utilizzare per luci, balconi, rivestimenti, parapetti e cancellate, ante e persiane (bandite le serrande avvolgibili), e come fare gronde e coperture dei tetti «secondo gli usi secolari». Un intervento radicale ma rispettoso del passato.

Il risanamento prende il via il 1936 per interrompersi nel ’43, a causa della guerra, e riprende poi nel 1950 (con il contributo dell’architetto Sandro Angelini, figlio di Luigi) per concludersi dieci anni dopo. Si studia come intervenire zona per zona, bisogna demolire perché le case rimaste in piedi siano «sane e decorose». Tra il 1936 e il ’39 vengono stesi otto piani particolareggiati che prevedono demolizioni, abbassamenti di terreni e case, formazione di aree pubbliche e ampliamenti di cortili privati. Dal ’45 al ’60 l’opera di risanamento viene completata. Nell’immediato dopoguerra si mette mano agli edifici di via San Lorenzo e si costruiscono nuovi palazzi in Valverde per le famiglie degli sfrattati.

Sotto la guida del sindaco Tino Simoncini – completate le opere di risanamento igienico-murario – si procede al restauro degli edifici monumentali:il Campanone e i palazzi comunali circostanti, lo scalone di accesso al Palazzo della Ragione. Interventi di restyling anche per le fontane e la polveriera di Colle Aperto. E nuove sedi per i tre musei di Città Alta. Il Museo del Risorgimento resta in Rocca, mentre in Cittadella trovano posto l’Archeologico e il Museo di storia naturale.


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