Giovedì 12 Novembre 2009

Giustizia/ Ddl processo,oggi testo ma molti nodi da sciogliere

Roma, 12 nov. (Apcom) - Sono due i nodi gordiani che i tecnici del Pdl dovranno sciogliere nel corso della notte per mettere in condizione il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri di presentare, come ha promesso, entro domani il testo del ddl sul processo breve: da un lato, infatti, ci sono numerosi problemi nella scrittura della norma transitoria che dovrebbe portare all'inserimento della nuova legge nell'ordinamento; dall'altro, c'è polemica politica sull'altezza a cui fissare l'asticella di pena edittale sotto la quale il rito deve essere contenuto in sei anni, pena il decadimento del processo medesimo. Per farla semplice, l'obiezione sulla norma transitoria riguarda l'applicazione delle nuove regole ai processi già in corso. Si suppone infatti (certezze non ve ne sono, perché il testo non è ancora stato redatto in forma definitiva, ndr) che il 'processo breve' debba riguardare i dibattimenti che vedono imputati incensurati e che sono fermi al primo grado di giudizio. Questo, però, porterebbe all'impugnazione immediata della legge di fronte alla Consulta da parte di chi si trova in Appello o in Cassazione per 'disparità di trattamento' nei confronti di altri imputati. Se infatti l'ordinamento giudiziario prevede che ci possano essere disparità di trattamento per imputati dello stesso reato ma con caratteristiche diverse sul piano sostanziale, il codice di procedura penale sancisce che l'iter processuale debba essere uguale per tutti, a prescindere da caratteristiche dell'imputato o da grado di giudizio. Il secondo punto, quello cioè del quando far scattare l'obbligo al contenimento entro sei anni dal processo, è una questione squisitamente politica. Alcuni parlamentari impegnati alla redazione del ddl, infatti, specificavano oggi che si pensava di applicare il nuovo rito a processi per reati con pene previste inferiori ai dieci anni, con numerose eccezioni. La stessa soglia venne proposta per il ricorso alle intercettazioni e già allora si arrivò alla constazione che, di fatto, le nuove normative avrebbero riguardato quasi i quattro quinti dei reati previsti dal codice penale. Troppi, sia nel caso delle intercettazioni che in quello del processo in soli sei anni, soprattutto per quei partiti (Lega, innanzitutto) che della lotta alla criminalità e della sicurezza hanno fatto la propria bandiera. Se da un lato i più 'forcaioli' della maggioranza spingono per tener bassa l'asticella di applicazione delle nuove norme, dall'altro ci sono i processi che vedono imputato il presidente del Consiglio. Occorre quindi trovare la giusta mediazione tra le esigenze dell''elettorato e quelle di palazzo Grazioli. Il tutto, in una sola notte, con il 'condimento' delle obiezioni che la magistratura ha già cominciato a sollevare. Da una parte l'Anm, durante l'incontro di questa sera con la consulta per la giustizia del Pdl, ha espresso numerose preoccupazioni sull'applicazione della nuova legge, sostenendo che, se entrasse in vigore, "manderebbe a vuoto un numero enorme di processi" e che "non c'è nessuna differenza tra processo breve e prescrizione breve".

Gic/Ral

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