Giovedì 12 Novembre 2009

Bankitalia/ Economist lancia Draghi, 'Super Mario' l'instancabile

Roma, 12 nov. (Apcom) - "L'Italia è troppo piccola per Mario Draghi". Esordisce così l'Economist in un articolo dedicato al governatore della Banca d'Italia, alla crescita del ruolo del Financial Stability Board da lui guidato, e alle prospettive future, a partire da una 'presunta' candidatura al vertice della Bce in competizione con l'altro possibile concorrente, il presidente della Bundesbank Axel Weber. L'autorevole settimanale britannico, dopo aver segnalato il suo "crescente peso internazionale", ricorda come il Financial Stability board, quando Draghi ne assunse la guida nel 2006 - allora era denominato Fsf - era un semplice forum di discussione. "Mentre ora è un braccio esecutivo del G20, incaricato di coordinare le regolamentazioni finanziarie e di prevenire le crisi future". "Draghi è abituato a essere chiamato durante le emergenze. E' diventato governatore della Banca d'Italia dopo che Antonio Fazio si è dimesso per uno scandalo legato a scalate bancarie. E il suo standing di tecnocrate fidato ha contribuito a ristabilire la reputazione di Bankitalia. E un precedente incarico come dirigente senior a Goldman Sachs è stato un utile innesco per entrambi gli attuali incarichi". L'Economist segnala poi la piccola rivoluzione già avvenuta a Via Nazionale dopo quella avvenuta sotto la sua guida al ministero del Tesoro negli anni '90. "Alcuni in Italia- si legge ancora - mormorano che il lavoro di Draghi al Fsb sia una distrazione. Ma altri indicano i progressi che sono già stati compiuti alla Banca d'Italia. Procedure di assunzione antiquate sono state spazzate via. I discorsi del Governatore e i rapporti sull'economia sono più chiari di prima. In una organizzazione notoriamente inerte questo conta come una rivoluzione. Basti pensare che solo pochi anni fa il personale della banca includeva i propri indirizzi hotmail" visto che non esistevano indirizzi personali di posta elettronica con dominio Banca d'Italia. E giudizi positivi vendono menzionati dall'Economist anche per la sua attività al Financial Stability board. "Gli ammiratori - si legge ancora - sostengono che Draghi ha il carattere e le doti intellettuali per fare del Fsb un successo. Quelli che hanno lavorato con lui dicono che è calmo, analitico e aperto. E che ama i dettagli". L'Economist cita la grande curiosità mostrata alla Goldman Sachs per i meccanismi di prezzi e ricoperture dai rischi. "I critici sostengono che la missione del Fsb è troppo ampia e la sua composizione di regolatori e banchieri centrali troppo ristretta con uno staff troppo esiguo per avere un qualche impatto, a prescindere dai meriti del presidente. Ma i suoi difensori segnalano che le regole globali non saranno adottate se non saranno prima concordate tra i 'cani da guardia' nazionali. E le autorità di controllo che scrivono le regole sono quelle nella miglior posizione per farle applicare con il meccanismo della sorveglianza tra pari". Infine i pronostici sul futuro. "Come governatore della Banca d'Italia - si legge - Draghi è anche membro del consiglio direttivo della Bce che decide i tassi. Non rende pubblici i suoi punti di vista sui tassi d'interesse. E il Fsb potrebbe avergli insegnato che coagulare il consenso è più difficile con molte voci alte. Ma la sua reticenza rende anche più difficile giudicarlo come decisore di politiche. E' uno dei due presunti candidati, con Axel Weber della tedesca Bundesbank, per succedere a Jean-Claude Trichet alla presidenza della Bce in due anni L'Europa è spesso accusata di guardare al proprio interno. Ma questa, almeno, - conclude Draghi - non è una critica che si che possa essere indirizzata a Draghi".

BOL

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