Domenica 15 Novembre 2009

Napolitano: In politica contano moralità e interesse generale

Napoli, 15 nov. (Apcom) - "Che ci si schieri liberamente a destra o a sinistra quello che più conta è la nobiltà della politica, è il senso dei limiti anche nel ruolo alto e insostituibile della politica. Quello che conta è la dedizione all'interesse generale e la moralità nella politica". Nei giorni delle aspre tensioni sul tema della giustizia, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in visita a Napoli, evita di entrare nel merito del ddl sul processo breve presentato dalla maggioranza in Senato che ha fatto insorgere opposizione e magistrati ma il riferimento all'"interesse generale" e alla "moralità", fatto nel suo intervento di commemorazione di Maurizio Valenzi, non può non suonare come un monito a ciò che la politica sta producendo in queste settimane. Alla presenza di Gianni Letta, Rosa Russo Iervolino, Luigi Cesaro, Antonio Bassolino, Nicola Mancino, il capo dello Stato dedica gran parte del suo intervento nella sala dei Baroni del Maschio Angioino alla figura del politico di professione nella sua espressione più felice. "E' una specie forse in via di estinzione ma - afferma - bisogna difenderla storicamente da giudizi sommari e grossolani. Fare della politica una scelta di vita è stato il modo in cui molti hanno contribuito alla costruzione della democrazia". Certo, ammette il presidente della Repubblica, poi "l'involuzione e la degenerazione del sistema dei partiti, il burocratizzarsi del fare politica e l'immeschinirsi della figura del politico di professione ha fatto sì che essi diventassero talvolta semplici soggetti e agenti di calcoli e di gruppi di potere". Ma "non si possono cancellare i tratti positivi originari di quella esperienza". Napolitano precisa di non voler lasciarsi andare a nostalgie del tempo che fu, quello in cui "dedicarsi interamente alla politica significava avere un forte senso della missione, uno spirito di servizio e di sacrificio prima e al di là di ogni legittima ambizione personale". Riconosce che "oggi il rapporto con la politica è cambiato", "vi si può giungere in modi diversi, dalla società civile, dal mondo del lavoro e dell'imprenditoria, dalla cultura e dall'arte ma comunque bisogna sapere che essa richiede che si abbiano o si acquisiscano qualità specifiche perché la politica non può vivere di dilettantismi. Come diceva Benedetto Croce è un'arte a sé stante". Il presidente della Repubblica annovera Valenzi tra gli esempi della nobiltà della politica ma all'ex sindaco di Napoli, scomparso il 23 giugno scorso, dedica soprattutto un ricordo personale di profonda e lunga amicizia che lo porta a una visibile commozione. Ricordi "che abbracciano l'arco di 60 anni" anche di vita privata con protagonisti i due - allora bambini - figli di Valenzi, Lucia e Marco, cui oggi Napolitano ha consegnato il `Premio Napoli speciale 2009'. Racconta di quando, nel giorno del terremoto del 1980, si incontrarono lui e l'allora sindaco di Napoli facendo aprire le porte di San Giacomo prima ancora che arrivassero alla spicciolata tutti gli assessori: "Maurizio non ebbe neppure per un momento una reazione di smarrimento. E' stato una grande persona non solo come sindaco. Ci hanno legato un'amicizia e un affetto incancellabili". Alla cerimonia interviene anche Gianni Letta che ricorda il rapporto tra lui e Valenzi, "limpido e leale" nonostante "la politica dell'epoca ci avrebbe voluto distanti e separati" vista la diversa appartenenza politica. Invece avevamo "un bellissimo rapporto sorretto da stima reciproca. Con gli stessi sentimenti il mio giornale (Il Tempo, ndr) seguì Valenzi" perché "il dialogo si alimenta di critiche così come di riconoscimenti. Questa dovrebbe essere una regola del giornalismo ma anche della politica in un paese civile" che andrebbe vissuta "senza odi e fanatismi. Al termine della cerimonia, Letta, solitamente avaro di dichiarazioni alla stampa, si concede ai microfoni della radio per esprimere parole di apprezzamento e condivisione per l'appello di Napolitano, sottolineando che la politica non potrà non ascoltare visto che "lo vogliono gli italiani ed è necessario per il bene del paese".

Luc

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