Domenica 17 Gennaio 2010

Crisi procure/ Toghe pronte a sciopero, Alfano: inaccettabile

Roma, 17 gen. (Apcom) - La minaccia alla fine è sempre quella: sciopero, anche se chiamato "estreme forme di mobilitazione". L'associazione nazionale Magistrati è sul piede di guerra: il decreto con cui il 29 dicembre il ministro della Giustizia ha concesso al Csm facoltà di operare trasferimenti d'ufficio per coprire i posti vacanti nelle procure disagiate, ha dato l'ultimo colpo ai già complicati rapporti tra toghe e politiche. Per questo, aprendo un'assemblea a Roma dedicata al tema, Luca Palamara ha annunciato senza tanti preamboli che "l'Anm è pronta anche a estreme inizative di lotta". Lo sciopero, appunto. Commenta duramente il ministro Alfano. "Dispiace - si legge nella nota del ministro - che l'Anm ironizzi e affigga vignette su un provvedimento del governo, invece di contribuire a risolvere il problema e cioè coprire immediatamente le sedi disagiate che, in realtà, disagiate non sono, ma solo sgradite ai magistrati". Insomma, per il dicastero di via Arenula, i magistrati si sono abbandonati a un "incomprensibile e miope arroccamento", perché il decreto "offre al paese una ragionevole e definitiva soluzione". Sul decreto c'è una "chiusura inaccettabile" e sarebbe "gravissimo anche solo ipotizzare uno sciopero". Le posizioni tra i due attori della vicenda sono, dunque, lontanissime. Aprendo i lavori dell'assemblea di ieri in Cassazione, davanti a procuratori provenienti da tutta Italia, Palamara ha infatti attaccato il decreto legge di Alfano. "Si tratta di un intervento incoerente, inefficace", che darà luogo a un "perverso giro di valzer" tra magistrati che provengono da sedi giudiziarie disagiate. Più o meno lo stesso parere espresso lunedì scorso anche da Csm. La "desertificazione" delle procure, ha poi rincarato ancora Palamara, è "drammatica": in due soli anni le scoperture di organico si sono quadruplicate passando da 68 a 249. Per questo i magistrati chiedono che il governo faccia cadere, almeno temporaneamente, il divieto di destinare i magistrati di prima nomina nelle procure.

Gic/Kat

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