Lunedì 18 Gennaio 2010

Offese a Napolitano, non luogo a procedere per Francesco Storace

Roma, 18 gen. (Apcom) - E' illeggittimo il decreto del ministro della Giustizia con il quale è stata concessa l'autorizzazione a procedere nei confronti di Francesco Storace. Con questa motivazione il giudice monocratico di Roma, Albina Fiordalisi, ha fatto cadere una condizione per processare il leader della Destra, che era imputato per le presunte offese al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In particolare, il magistrato del tribunale della Capitale, in una ordinanza di 7 pagine, sottolinea come "va ritenuta l'illegittimità del decreto di autorizzazione a procedere emesso dal ministro della giustizia in data 17 ottobre 2007 per violazione della legge 241/90, ovvero delle relative norme sul procedimento amministrativo, con particolare riferimento al mancato rispetto dell'obbligo di comunicazione all'interessato dell'avvio del procedimento e al mancato rispetto dell'obbligo di motivazione del provvedimento; conseguentemente, il decreto del ministro (all'epoca era Clemente Mastella, deve ritenersi inidoneo a produrre i suoi effetti nel presente processo". L'eccezione era stata presentata dai difensori di Storace, gli avvocati Romolo Reboa e Giosuè Bruno Naso. Nei confronti di Storace, le accuse erano di offese all'onore e al prestigio del capo dello Stato. La vicenda giudiziaria risale al 15 ottobre del 2007 ed è relativa alla presa di posizione del presidente Napolitano sul caso della senatrice a vita Rita Levi Montalcini, oggetto di critiche da parte di Storace. Questi, in particolare, disse che le avrebbe fatto pervenire delle stampelle per sostenere la sua deambulazione e quella del governo. Napolitano intervenne a sostegno della senatrice e Storace definì "indegno" tale comportamento. "Napolitano - aggiunse - non ha alcun titolo per dare patenti etiche, la smetta di soccorrere un governo moribondo". L'articolo 278 del codice penale, che era contestato a Storace, punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque offenda l'onore o il prestigio del capo dello Stato. Il fascicolo della Procura era andato avanti dopo l'autorizzazione a procedere concessa dal ministro della giustizia.

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