Martedì 19 Gennaio 2010

Nomadi/ La testimonianza:3 sgomberi in 6 mesi non è integrazione

Roma, 19 gen. (Apcom) - Uno sgombero dietro l'altro, in una catena che sembra non avere mai fine. È la testimonianza di Anna, una delle residenti del Casilino 900, uno dei campi nomadi più grandi della capitale. Oggi è stato avviato lo sgombero del campo, che nelle intenzioni del Campidoglio dovrebbe concludersi entro poche settimane con il trasferimento delle prime otto famiglie al centro di via Salone. Per far posto ai nuovi arrivati ieri alcune decine di persone sono state trasferite da quel campo al centro di accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo. "Questa non è integrazione", racconta Anna. "Mio fratello, che ha 42 anni ed è nato in Italia, abitava a La Rustica, da più di trent'anni. Sei mesi fa è stato sgomberato, sono venuti con le ruspe e hanno abbattuto la sua casa. C'era Di Maggio, come oggi qui". Il riferimento è ad Antonio Di Maggio, comandante dell'VIII gruppo della Polizia municipale che oggi ha coordinato l'attività dei vigili al Casilino 900. "Mio fratello, Safet, è stato trasferito con la moglie incinta e i sei figli alla ex Fiera di Roma. Era una specie di gabbia e le famiglie erano tutte attaccate e non si poteva fare pranzo senza che il vicino ti vedesse e potesse guardare tutto quello che stavi facendo". "Poi, tre mesi fa - prosegue Anna - Safet è stato trasferito con la famiglia al campo di via Salone. Quella è una prigione, c'è un muro alto due metri e ci sono telecamere dappertutto, persino dentro le roulotte. Per starci mio fratello ha dovuto pagare 300 euro, per la corrente e la raccolta della spazzatura. Ogni famiglia ha pagato 300 euro. E adesso stato di nuovo trasferito. Ieri lo hanno portato, sempre con la famiglia, a Castelnuovo. Chissà questa volta quanto durerà. Ti sembra integrazione, questa?", conclude.

Dpn/Lux

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