Mercoledì 10 Febbraio 2010

Lazio/ Viterbo, riduce bimbo in fin di vita per una marachella

Roma, 10 feb. (Apcom) - E' di origine africana, di circa 50 anni, la donna che il 2 febbraio scorso ha picchiato a sangue il figlio adottivo, di 5 anni, che è stato ricoverato al Gemelli di Roma in prognosi riservata. Il bimbo è un nordafricano, adottato dalla coppia, il marito è viterbese, appena lo scorso novembre. La donna, ha spiegato il capo della mobile di Viterbo, Fabio Zampaglione durante una conferenza stampa, è stata fermata con l'accusa di tentato omicidio e di lesioni gravi ai danni del bimbo e ora si trova nel carcere di Civitavecchia. Secondo la ricostruzione fatta dalle forze dell'ordine, il 2 febbraio scorso la donna si sarebbe presentata in ospedale con il bimbo gravemente ferito, assistito dai sanitari del 118 intervenuti sul posto, spiegando che aveva avuto un incidente, ma la cosa è da subito apparsa sospetta. Lei ha raccontato di essersi fermata in auto in una stradina nei pressi della via che da Viterbo porta a Tuscania e di avere fatto scendere il piccolo che doveva fare la pipì e di essere nel frattempo risalita in macchina per fare manovra. Poi avrebbe trovato il bimbo ferito, dicendo che forse l'aveva urtato con l'auto. Un testimone, però, ha detto di avere visto il bimbo giacere per terra in un lago di sangue. A raccontare tutto è stato proprio il piccolo, che ora sta meglio e la cui prognosi potrebbe essere sciolta a breve: "Il bimbo - ha detto Zampaglione - ci ha fatto un racconto raccapricciante, anzi, ci ha mimato con l'aiuto di un orsacchiotto quello che è successo: la madre, poichè lui aveva fatto un capriccio, una marachella, si è arrabbiata, lo ha fatto scendere dall'auto in quella stradina, poi gli ha battuto più volte la testa contro il ciglio stradale e poi ha utilizzato per percuoterlo anche un oggetto, un corpo contundente".

Apa

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