Mercoledì 17 Febbraio 2010

Sud/ Fini: Serve una svolta, patto cittadini-istituzioni

Roma, 17 feb. (Apcom) - Un patto tra istituzioni e cittadini del Mezzogiorno per ridare quella fiducia "che si è affievolita per l'arroganza del crimine organizzato, della disoccupazione, del lavoro sommerso, di un tasso intollerabile di clientelismo". Lo sollecita il presidente della Camera Gianfranco Fini che oggi pomeriggio ha aperto a Montecitorio la celebrazione per i tre anni della nascita della Fondazione per il sud. Per Fini La responsabilità della mancanza di fiducia dei cittadini meridionali risiede anche nella politica: non solo per la sua "disattenzione nel situare ai primi posti la questione meridionale, che è anche una questione nazionale", ma anche "nell'attitudine della classe politica di far crescere dei bisogni, onde candidarsi come chi è in grado di dare risposte a quegli stessi bisogni, ovvero uno dei meccanismi più diabolici del dopoguerra italiano". Da qui la necessità del "patto" tra cittadini e istituzioni, in cui il ruolo del terzo settore e del volontariato è "centrale e di assoluta importanza". Perchè di una cosa Fini è convinto, e cioè che il ritardo del Mezzogiorno non è dovuto alla scarsità di investimenti: "Se le montagne di danari che sono state stanziate per favorire la ripresa del Sud fossero state distribuite a ogni famiglia meridionale, oggi sarebbero più ricche di quelle del Liechtenstein". E' dunque "necessaria una svolta, coma ha autorevolmente indicato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, invitando tutti a 'guardare all'orizzonte più largo del futuro della nazione italiana". Per riuscire nella svolta, ha sottolineato il presidente della Camera, "occorre innanzitutto favorire una presa di coscienza su alcune precondizioni, delle quali la prima è certamente il rispetto delle regole" e l'introduzione di "quella cultura della legalità, in assenza della quale rischiamo di vedere passare tanti altri decenni in attesa che si superi il divario Nord-Sud". Dunque bisogna fare preso, anche perchè "la fuga dei cervelli da Sud a Nord, soprattutto tra i giovani, rischia di penalizzare ulteriormente il Mezzogiorno dato che lo priva di una futura classe dirigente".

Rea

© riproduzione riservata