Martedì 02 Marzo 2010

Di Girolamo si dimette: Leggerezze, non mafioso. Presto voto aula

Roma, 2 mar. (Apcom) - Invocate da molti e poi annunciate dal diretto interessato le dimissioni di Nicola Di Girolamo da senatore sono arrivate ieri con una lunga lettera al presidente del Senato Renato Schifani. E una anche per il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama Maurizio Gasparri, per il vice Gaetano Quagliariello, e per il presidente della commissione esteri Lamberto Dini. Morale: il senatore ammette di aver compiuto qualche "leggerezza", di essere stato, forse, poco attento nel valutare "nella frenesia" della campagna elettorale alcune cose ma, dice, "non sono un mafioso" nè "ero 'consegnato' anima e corpo a questi figuri". Insomma, Di Girolamo "dopo tanto fango, dopo l'ignominia di un'esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi dei Paese come un 'mostro'" reclama il momento della "verità", quello nel quale riscatterà la sua persona, ma anche - si capisce dal senso della lettera - tutto il Senato dalle accuse che gli sono state rivolte. A Gasparri, infine, Di Girolamo garantisce: "Nel gruppo non si è seduto un delinquente ma un cittadino che ha compiuto gravi ingenuità e leggerezze". Il presidente dei senatori del Pdl a sua volta assicura a Di Girolamo che tutto il gruppo voterà per le sue dimissioni. Già, il timing dei lavori è serrato. Stamattina alle 11 si riunirà la conferenza dei capigruppo per stabilire la calendarizzazione del dibattito in aula sulle dimissioni. Tempi veloci: solo dopo il voto dell'assemblea Di Girolamo tornerà ad essere un semplice cittadino. Ma, intanto, fino alla decadenza effettiva la giunta per autorizzazioni a procedere continuerà con il proprio lavoro. Per oggi alle 12 è fissata l'audizione proprio con Di Girolamo.

Vep/

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