Sabato 13 Marzo 2010

Vaticano/ Scicluna: in 9 anni 300 i preti accusati di pedofilia

Roma, 13 mar. (Apcom) - Monsignor Charles J. Scicluna è il "promotore di giustizia" della Congregazione per la Dottrina della Fede. In pratica è è il pubblico ministero dell'ex Sant'Uffizio che ha il compito di indagare sui delitti che la Chiesa cattolica considera i più gravi in assoluto. Oggi il prelato, in una intervista al quotidiano Avvenire, annuncia che il Vaticano si prepara a rimuovere i termini della prescrizione relativi agli abusi sessuali commessi dai sacerdoti. "Prima del 1898 - afferma monsignor Scicluna - quello della prescrizione dell'azione penale era un istituto estraneo al diritto canonico. E per i delitti più gravi solo con il motu proprio del 2001 è stata introdotta una prescrizione di dieci anni", anche se "in base a queste norme nei casi di abuso sessuale il decennio incomincia a decorrere dal giorno in cui il minore compie i diciotto anni". In quanto "la prassi indica che il termine di dieci anni non è adeguato a questo tipo di casi, sarebbe auspicabile - spiega il responsabile vaticano delle inchieste sui casi di pedofilia - un ritorno al sistema precedente dell'imprescrittibilita' dei delicta graviora". "Comunque - ricorda il promotore di giustizia - il 7 novembre 2002 Giovanni Paolo II ha concesso a questo dicastero la facoltà di derogare dalla prescrizione caso per caso su motivata domanda dei singoli vescovi. E la deroga viene normalmente concessa". Scicluna spiega: "Non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare quei sacerdoti di cui sono state vittime. Inoltre li invitiamo a dare tutta l'assistenza spirituale, ma non solo spirituale, a queste vittime". "In alcuni paesi di cultura giuridica anglosassone, ma anche in Francia - rileva inoltre il responsabile vaticano delle inchieste sulla pedofilia - i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai propri sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all'autorità giudiziaria". "Si tratta - ammette monsignor Scicluna - di un dovere gravoso perché questi vescovi sono costretti a compiere un gesto paragonabile a quello compiuto da un genitore che denuncia un proprio figlio. Ciononostante, la nostra indicazione in questi casi e' di rispettare la legge". "In un recente caso riguardante un sacerdote condannato da un tribunale civile italiano, è stata proprio questa Congregazione - rivela - a suggerire ai denunciatori, che si erano rivolti a noi per un processo canonico, di adire anche alle autorità civili nell'interesse delle vittime e per evitare altri reati". "In Italia - sottolinea in proposito il promotore di giustizia - il fenomeno non sembra abbia dimensioni drammatiche, anche se ciò che mi preoccupa è una certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola". Quanti sono i casi trattati? "Complessivamente in questi ultimi nove anni (2001-2010) abbiamo valutato le accuse riguardanti circa tremila casi di sacerdoti che si riferiscono a delitti commessi negli ultimi 50 anni. Sono tremila vicende di pedofilia? "Non è corretto dire così - continua Scicluna - Possiamo dire che grosso modo nel 60% di questi casi si tratta più che altro di atti di efebofilia, cioè dovuti ad attrazione per adolescenti dello stesso sesso, in un altro 30% di rapporti eterosessuali e nel 10 % di atti di vera e propria pedofilia, determinati da una attrazione sessuale per bambini impuberi. I casi di preti accusati di pedofilia vera e propria sono quindi circa trecento in nove anni".

Red/Nav

© riproduzione riservata