Domenica 11 Aprile 2010

Pd/ Prodi: Sia partito federato, segr. regionali eleggano leader

Roma, 11 apr. (Apcom) - Il Pd alle regionali ha ottenuto un risultato deludente, il partito ha bisogno di una profonda ristrutturazione su base federale che attribuisca ai segretari regionali, eletti con le primarie, il compito di eleggere il segretario nazionale (che non sarebbe più scelto con le primarie) e di tracciare la linea del partito, evitando che le decisioni prese vengano ogni volta messe in discussione "dai notabili" con interviste sui giornali. Romano Prodi, in un intervento sul Messaggero, commenta l'esito del voto e rilancia una sua "vecchia idea", che risale ai tempi della "crisi irreversibile della Dc", la proposta di un "partito su base strettamente regionale, ma con un forte patto federativo nazionale". Il risultato delle elezioni - dice Prodi - è stato fortemente inferiore alle attese e la comune interpretazione di questo risultato è che la struttura del partito stesso sia diventata fortemente autoreferenziale, con rapporti troppo deboli con il territorio e con i problemi quotidiani degli italiani, messi in secondo piano dai ristretti obiettivi dei dirigenti e delle correnti". Dunque, per l'ex premier, "gli iscritti al Pd di ogni regione italiana dovrebbero eleggere, naturalmente tramite primarie, il proprio segretario regionale. L'esecutivo nazionale dovrebbe essere semplicemente formato dai venti segretari regionali, avendo il coraggio di cancellare gli organi nazionali che si sono dimostrati inefficaci". Quindi, "a questi venti 'uomini forti' dovrebbe essere demandato il compito di eleggere il segretario nazionale, di decidere sulle grandi strategie politiche del partito e, naturalmente insieme agli organi regionali, le candidature per le rappresentanze parlamentari". Il Pd, spiega Prodi, ha bisogno di "rinnovare i modelli di reclutamento della sua classe dirigente e di costruire un luogo in cui le decisioni prese non possano più essere messe in discussione. Non si può infatti continuare con dibattiti senza fine nei quali si ritorna sempre al punto di partenza e ogni decisione viene sentita come provvisoria, per cui, ad esempio, dopo avere optato per il cancellierato, si torna al presidenzialismo e dal presidenzialismo si finisce per non cambiare nulla. La trasparenza esige che ci sia una sede in cui si discuta in modo aperto e si decida la linea del partito senza che essa possa essere messa in discussione da interviste o dichiarazioni di leader o di notabili".

Adm

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