Martedì 20 Aprile 2010

Pdl, Berlusconi aspetta la mossa di Fini: Ma non mi farò logorare

Roma, 20 apr. (Apcom) - A pochi passi, quasi in contemporanea. L'uno, Gianfranco Fini, svestirà i panni di presidente della Camera per riunire, dalle 12 nella sala Tatarella, i parlamentari ex An. L'altro, Silvio Berlusconi, terrà quelli istituzionalissimi di presidente del Consiglio per incontrare a Palazzo Chigi dalle 13.30 il premier libanese Saad Rafic Hariri. Fini parlerà ai 'suoi' (non ci saranno né La Russa né Matteoli), spiegherà la sua versione della rottura con il Cavaliere, accennerà a quelle richieste di cambiamento nel partito che approfondirà pubblicamente - sotto gli occhi di Berlusconi - nella Direzione nazionale convocata per giovedì alle 10 all'Auditorium della Conciliazione. Oggi si dovrebbe capire se lo sbocco di questa crisi, come sembra prendere piede in queste ore, sarà la nascita di una corrente interna al Pdl, sancita dal voto su un documento, che chiede un ruolo più forte per il co-fondatore. Ipotesi che, secondo alcuni, lascerebbe "amareggiato" il premier. Altri, che conoscono anche il suo carattere e ciò che ne pensa dei partiti old style, sono certi che lo considererebbe più che altro un "fastidio", l'ennesima "inutile liturgia" da sopportare. Ma chi chiede la democrazia - ragiona Berlusconi - poi la deve anche rispettare. E se è minoranza, si adegua alla maggioranza, come ho fatto io quando bisognava decidere l'accordo con l'Udc. Il presidente del Consiglio, spiega chi ha avuto modo di parlargli in queste ore, sta ad aspettare la mossa di Fini, continuando a chiedersi però dove voglia andare veramente a parare. In un'intervista registrata sabato, Berlusconi è tornato a ripetere: "Ricucire non dipende da me". In privato, poi, ha ribadito che è Fini a dover decidere se chiamarsi fuori, che lui non ha nessuna risposta da dargli. Insomma, il premier considera tutta questa faccenda come una fastidiosa pratica da chiudere il più in fretta possibile in un modo o nell'altro. Appare sordo a cambi di organigrammma e certamente il vice capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, fedelissimo finiano, è tutt'altro che in cima alle sue simpatie. Dal suo entourage, comunque, fanno trapelare che giovedì Berlusconi potrebbe tornare ad avere toni concilianti verso Fini. Ma con una convinzione di fondo: io non mi farò logorare, non faremo la fine del 2004, all'epoca del cosiddetto 'tridente', quando per rimanere al governo abbiamo smesso di governare. Il presidente del Consiglio vuole portare a casa le riforme, prima di tutto quella della giustizia. E questo significa che anche la finiana presidente della commissione della Camera, Giulia Buongiorno, non può mettersi sempre di traverso. Altrimenti - è lo scenario che il premier nega pubblicamente ma avalla in privato - si torna a votare. Berlusconi quindi ostenta sicurezza ma qualche calcolo si fa pure in casa sua. Giovedì alla direzione gli aventi diritto di voto sono 171 (ne fanno parte 120 eletti dal congresso, più i membri dell`Ufficio di Presidenza e i responsabili nazionali di Settore). Secondo i calcoli dei vertici Pdl una eventuale mozione finiana avrebbe il 10-12% dei voti. Ma è soprattutto sui senatori che gli occhi sono puntati. Perché - è il ragionamento dei berlusconiani - se a palazzo Madama si tocca quota dieci e si crea un gruppo, la forza di attrazione della minoranza può aumentare.

Bac

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