Martedì 20 Aprile 2010

La Cassazione: Marrazzo "fu chiaramente vittima di un'imboscata"

Roma, 20 apr. (Apcom) - Dopo sei mesi di silenzio, e dopo la sentenza della Cassazione che lo riconosce vittima di una trappola, torna a parlare Piero Marrazzo: "In questi sei mesi sono stato in silenzio e non ho contestato tutte le falsità che sono state dette nei miei confronti. La verità, comunque, l'ho sempre detta davanti ai giudici", ha detto l'ex presidente della Regione Lazio parlando con Apcom. "Oggi ho pensato che in questo Paese un cittadino può attendere il lavoro della Magistratura con fiducia", ha continuato riferendosi a quanto affermato dalla Cassazione nelle motivazioni dell'ordinanza con la quale ha rinviato gli atti al tribunale del Riesame per i carabinieri accusati dei blitz a suo danno. "Ho scelto il silenzio per sei mesi in rispetto dei giudici, degli investigatori e dell'Arma dei carabinieri - ha aggiunto Marrazzo - e quando è successo quello che è successo mi sono assunto le mie responsabilità verso i cittadini e gli elettori dimettendomi per colpe che sono personali e che hanno coinvolto anche la mia famiglia". Ieri i giudici della Cassazione hanno motivato l'ordinanza con cui nel febbraio scorso hanno accolto il ricorso della Procura di Roma contro la scarcerazione del maresciallo dei Nicola Testini, uno dei carabinieri indagati nell'ambito dell'inchiesta su un presunto ricatto appunto ai danni dell'ex governatore. Gli ermellini annullarono il provvedimento del riesame e rimandarono gli atti al tribunale di piazzale Clodio. L'ex presidente della Regione, hanno spiegato, fu "chiaramente la vittima predestinata" di una "imboscata organizzata ai suoi danni". Per quanto concerne la posizione di Marrazzo la Suprema Corte afferma che "nei confronti di Marrazzo nulla autorizza ad ipotizzare condotte delittuose, essendo egli chiaramente la vittima predestinata di quella che è stata considerata come un'imboscata organizzata ai suoi danni". Ciò anche se "la droga l'avesse portata l'ex governatore, nessuna conseguenza di natura penale avrebbe potuto derivargliene, trattandosi di droga chiaramente destinata al consumo personale". E "ugualmente irrilevante, sotto il profilo penale, l'uso, da parte dello stesso Marrazzo, dell'auto di servizio per raggiungere l'abitazione di via Gradoli, dal momento che di questa auto l'ex presidente della Regione Lazio era autorizzato a servirsi".

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