Martedì 20 Aprile 2010

Intercettazioni/ Governo cambia la norma, ma per il Pd non basta

Roma, 20 apr. (Apcom) - Nasce la nuova legge del governo sulle intercettazioni, fra le proteste dell'opposizione. "Abbiamo cercato di raccogliere alcune osservazioni derivanti dalla serie di audizioni compiute durante l'esame del provvedimento e anche dall'opposizione" ha detto relatore del ddl sulle intercettazioni, Roberto Centaro. Il presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli, ha fissato entro lunedì prossimo alle 17 il termine ultimo per la presentazione di sub-emendamenti al testo modificato oggi. A dar corpo alla contrarietà del Pd al provvedimento è il senatore Felice Casson, che giudica gli emendamenti presentati oggi "un'apertura", che però dice, "non basta assolutamente". Con gli emendamenti, e se la legge sarà approvata, si modificherebbero i presupposti in base ai quali il tribunale, e non più il gip, potrà autorizzare il ricorso alle intercettazioni. Si potrà quindi intercettare in presenza di "gravi indizi di reato" e non più di "colpevolezza". A fronte di questo, una serie invece di norme restrittive. Potrà essere ascoltato o ripreso soltanto un indagato o una persona direttamente connessa con il reato su cui si sta investigando. Stop quindi, secondo il governo, alla "cosiddetta pesca a strascico", con massicce dosi di ascolto anche nei confronti di terzi del tutto ignari di essere oggetto di attenzione. Per intercettare i parlamentari sarà necessaria l'autorizzazione della giunta della Camera di appartenenza. Modifiche inoltre anche alla durata delle intercettazioni: mai più di 75 giorni, di cui gli ultimi 15 in proroga speciale. Inoltre, giro di vite per chi "fraudolentemente effettua registrazioni o riprese video di conversazioni a lui dirette o comunque effettuate in sua presenza", che diventa punibile con il carcere da 1 a 4 anni. Sono invece sei gli anni di carcere comminabili a chi rivela indebitamente notizie inerenti a questioni coperte dal segreto. Stretta anche per i giornalisti: fino a due mesi di arresto o 10.000 euro di multa (che salgono a 20.000 se si tratta di intercettazioni telefoniche) per chi pubblica atti di un processo prima dell'udienza preliminare.

Gic

© riproduzione riservata