Lunedì 26 Aprile 2010

Riforme/ Su Bersani perplessa sia minoranza Pd che maggioranza

Roma, 26 apr. (Apcom) - Sono rimasti perplessi in molti nel Pd leggendo l'intervista di Pier Luigi Bersani oggi a Repubblica, sia nella minoranza che nella stessa maggioranza che sostiene il segretario, anche se per motivi diversi. Il nuovo appello a Gianfranco Fini per un 'patto repubblicano' non piace agli esponenti di Area democratica, a cominciare da Dario Franceschini, che però apprezzano il no a Silvio Berlusconi sulle riforme; al contrario, è proprio la chiusura al confronto sulle riforme che ha stupito parecchi dirigenti della maggioranza. Una perplessità che gli esponenti della maggioranza esprimono solo a microfoni spenti ("Non lo capisco, siamo pure andati al Quirinale a dire che sulle riforme eravamo pronti al confronto", avrebbe commentato un esponente di primo piano della maggioranza), ma che risalta facilmente se solo si affianca alle parole del segretario l'intervista alla Stampa in cui Luciano Violante spiega che è "necessario credere al premier". E, del resto, colpisce che la Velina rossa, solitamente in linea con le posizioni delemiane, definisca "fuori tempo" l'invito a Fini. Quella della Velina rossa è una bacchettata significativa, dal momento che il foglio di Pasquale Laurito ha sempre sostenuto Bersani, sin dalla campagna congressuale. Per la Velina rossa l'appello di Bersani (a Fini, ndr) è "non adeguato, poiché si tratta di una enunciazione che non può trovare sul piano politico una concreta realizzazione". Ma, in realtà, era già abbastanza curioso leggere le parole pronunciate da Violante, responsabile riforme del partito, nello stesso giorno in cui Bersani ha detto che "non ci sono le condizioni per affrontare le riforme". Dice Violante: "Berlusconi, Bossi e Fini hanno ribadito all'unisono che sono favorevoli alle riforme condivise. Se nessuno cambierà idea è molto positivo". La diffidenza nei confronti di Berlusconi traspare anche in questo caso, ma è evidente che Violante pone l'accento sulle parole pronunciate dal premier, più che sulla sua affidabilità: "Ho il dovere di credere al presidente del Consiglio", afferma quando gli viene chiesto se ci si possa fidare di Berlusconi. Del resto, come appunto avrebbe sottolineato anche un dirigente della maggioranza, la linea del dialogo sulle riforme era stata anche l'oggetto del colloquio al Quirinale avuto un paio di settimane fa dai vertici del Pd. "Napolitano - spiegano - aveva sondato la nostra disponibilità a confrontarci sulle riforme, tema a cui lui sta dedicando molte energie". Bersani, su questo punto, ha precisato nell'intervista: "Accettiamo l'appello del presidente della Repubblica. Noi però una proposta l'abbiamo presentata. Non conosco quella del Pdl". Su questo punto, però, Area democratica apprezza. Dice Franceschini: "E' difficile credere a Berlusconi, in tanti anni non ha mai fatto una riforma vera. Molto probabilmente anche questa volta è solo tattica, un modo per coprire i problemi con Fini e non affrontare i problemi reali degli italiani". La cosa che stupisce gli esponenti di Ad, semmai, è proprio il Pd 'a due voci' che emerge con la parallela intervista a Violante. E il rinnovato appello a Fini, che evoca "scenari confusi", secondo lo stesso Franceschini: "Non bisogna trascinare Fini in scenari confusi, dobbiamo prendere atto che è un nostro avversario, un uomo di destra, ma che sta contrastando una gestione padronale di quello schieramento e che vuole fare uno schieramento conservatore normale, europeo. Quindi è una battaglia che va guardata con attenzione". Parole simili da parte di Marina Sereni, fassiniana e vice-presidente del partito: "Se c'è una situazione di allarme democratico sono d'accordo a fare tutti gli appelli del mondo, ma in questo momento nel centrodestra c'è uno scontro politico e noi dobbiamo rispettarlo, non partecipare. Dobbiamo rispettare questo dibattito e vedere cosa produrrà. Magari sottolineando che, intanto, i problemi dell'Italia finiscono in secondo piano e che il Governo non si occupa del Paese". Giuseppe Fioroni taglia corto: "Se noi ci contraddistinguiamo rispetto a cosa pensiamo delle cose che dice Berlusconi, la maggioranza degli italiani con difficoltà riuscirà a capire chi siamo e cosa vogliamo". Insomma, "non mi iscrivo al gioco delle bocce, dove Berlusconi fa il pallino e noi ci sentiamo di doverci posizionare più vicino o più lontano". Marco Follini spiega: "Il patto repubblicano significa una cosa sola: che se Berlusconi pensa di avere in mano il potere di scioglimento delle Camere, noi gli ricordiamo che non è così, che quel potere ce l'ha il presidente della Repubblica e che chiamiamo a raccolta tutti coloro che vogliono difendere le regole". Il senatore democratico, peraltro, è attento a chiarire che l'appello non va inteso rivolto solo a Fini: "Sarebbe anche un errore, non aiuterebbe certo Fini...", ammette. Ma l'idea di lavorare a preparare il terreno per il dopo non convince la Sereni: "Noi non dobbiamo trovare 'escamotage' e stare qui a discutere se la legislatura durerà altre tre mesi o tre anni, anche perché non dipende da noi".

Adm

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