Domenica 09 Maggio 2010

Casini lancia governo salute pubblica, altolà da Pdl e Lega

Roma, 9 mag. (Apcom) - E' vero, ci mette un "prima o poi". Ma il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, butta ufficialmente sul piatto della politica l'ipotesi di un governo "di unità nazionale" o di "salute pubblica" che dir si voglia. E tanto basta per beccarsi l'altolà di Pdl e Lega. Intervistato da Lucia Annunziata, infatti, l'esponente centrista spiega che la questione a un certo punto si porrà "perché è l'unica soluzione seria" per fare certe riforme strutturali come quella previdenziale, le liberalizzazioni o l'abolizione di enti inutili. "Cose che - dice - nessuna maggioranza pro tempore farà mai per non perdere i voti degli elettori". O questo o il rischio, secondo Casini, è che la situazione economica degeneri e l'Italia finisca "nel baratro". Il leader centrista non alimenta le voci che vorrebbero siffatto governo guidato da Giulio Tremonti ("Non sono il capo dello Stato" si limita a dire). Lo definisce il ministro "più potente del governo" ma allo stesso tempo spiega di non vedere Berlusconi "sulla soglia delle dimissioni", né a favore del ministero dell'Economia né di chicchesia. Il premier un governo tecnico certo non lo vuole, nè pensa di dover passare la mano di un esecutivo che guida "con il consenso degli elettori" come confermano gli amati sondaggi e le ultime regionali. "Questo governo è in grado di completare le legislatura e fare le riforme necessarie" dicono per esempio il ministro dell'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, e il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, rimandando al mittente le ipotesi di un governo nazionale. E altrettanto fa il leghista Roberto Calderoli che bolla la proposta Casini come roba da "prima Repubblica" per fare "interessi di bottega". Dall'entourage del premier fanno notare come l'uscita dell'ex presidente della Camera sia "fuori luogo" e "fuori tempo" visto che il Cavaliere si spertica a dire che l'Italia non è messa come la Grecia e che il sistema italiano è "più solido" e sta reggendo meglio di altri. Ma, allo stesso tempo, si mette in evidenza il consenso Udc sul dl Grecia e segnali su altri provvedimenti che possono tornare molto utili come bilanciamento dei finiani. E di questi tempi, non si butta via niente. Il premier, intanto, sotto la scure della crisi economica, oltre a dare ascolto alle colombe che suggeriscono di cercare una forma di "stabilizzazione" con il presidente della Camera, ha dato mandato ai pontieri di sondare le intenzioni del leader centrista. E quello che le diplomazie hanno riferito - racconta una fonte - è che se la situazione economica esplodesse Casini avrebbe ipotizzato sì un governo allargato con l'ingresso degli stessi centristi, di Rutelli ed eventualmente anche Montezemolo, ma guidato sempre da Berlusconi. Una possibilità alla quale il Cavaliere avrebbe reagito con un atteggiamento 'wait and see', insomma stare a vedere la tattica centrista. "Ma non si può fare i responsabili per due giorni e andare subito all'incasso di un ministero" è l'acido commento di un esponente berlusconiano.

Bac

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