Mercoledì 19 Maggio 2010

Iran/ Panahi dal carcere:"Non mangio né bevo da domenica mattina"

Roma, 19 mag. (Apcom) - La notizia era rimbalzata da Cannes, dove ieri Juliette Binoche non aveva saputo trattenere le lacrime: Jafar Panahi, regista iraniano arrestato lo scorso marzo per il suo sostegno al movimento riformista, è da ormai quattro giorni in sciopero della fame. La conferma è arrivata con un messaggio dello stesso Panahi, pubblicato con il consenso dei suoi familiari su "La Regle du jeu", rivista diretta dal filosofo e giornalista francese Bernard-Henri Levy. "Con la presente dichiaro i maltrattamenti subiti nella prigione di Evin", ha scritto Panahi, "sabato 15 maggio 2010 le guardie della prigione sono entrate all'improvviso nella nostra cella n.56. Hanno portato via me e i miei compagni di cella, ci hanno spogliati e tenuti al freddo per un'ora e mezzo". Panahi prosegue la sua denuncia: "Domenica mattina mi hanno portato nella sala di interrogatorio e mi hanno accusato di aver filmato la mia cella, cosa completamente falsa. In seguito, hanno minacciato di imprigionare la mia famiglia a Evin e di maltrattare mia figlia in una prigione senza sicurezza nella città di Rejayi Shahr". Poi, il racconto dello sciopero della fame: "Non ho mangiato né bevuto nulla da domenica mattina, e dichiaro che se le mie volontà non saranno rispettate, continuerò senza bere né mangiare. Non voglio essere un topo da laboratorio, vittima dei loro giochi insani, minacciato e torturato psicologicamente". Il regista iraniano chiede di poter "contattare e vedere la mia famiglia, e l'assicurazione totale della loro sicurezza", il "diritto di avere un avvocato, dopo 77 giorni di carcere", una "libertà incondizionata fino al giorno del mio giudizio e del verdetto finale". Infine, Panahi giura sul cinema "a cui credo", che "non smetterò il mio sciopero finché le mie volontà non saranno esaudite", e dichiara la sua ultima volontà: "Che le mie spoglie siano rese alla mia famiglia e che essa possa seppellirmi dove desidera".

Ape

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