Martedì 15 Giugno 2010

Dalla Fiom no su Pomigliano e 25 giugno sciopero 8 ore tute blu

Roma, 15 giu. (Apcom) - Alla fine la Fiom ha deciso di dire 'no' al documento di Fiat su Pomigliano d'Arco dove sono contenute le condizioni dell'azienda per rimanere in Campania e investire 700 milioni di euro nel biennio 2010-11 per la produzione della Panda. E' un "ricatto", è la tesi dei metalmeccanici della Cgil, poiché prevede deroghe a "diritti indisponibili". La Fiom si prepara così a fermare le braccia: per il 25 giugno, alle 4 ore di sciopero generale indetto dalla Cgil contro la manovra economica, ne aggiungerà altre quattro a sostegno della vertenza su Pomigliano. Mentre il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, fa appello ai vertici della Cgil per indurre le tute blu ad accettare l'intesa e, allo stesso tempo, invita il Lingotto a considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda come nel territorio circostante come nell`intero Paese sull`ipotesi di accordo". Intanto, il Lingotto ha convocato per oggi alle ore 14 i sindacati per fare il punto sulla situazione. Da venerdì, quando è stata raggiunta l'intesa separata con Fim, Uil, Ugl e Fismic, sono state diverse le pressioni sulla Fiom affinché finisse per cedere: dal governo agli industriali. Ad auspicare il 'sì' della Fiom Sacconi, che metteva in rilievo l'impatto della vicenda sulle relazioni industriali: In futuro lo statuto dei lavoratori può diventare, almeno in parte, "derogabile da accordi delle parti nei territori" e l'intesa sullo stabilimento della Fiat "farà scuola", sottolineava. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, portava acqua al suo mulino, e leggeva le parole del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sulla necessità di investire nella stabilimento, come una sorta di via libera all'intesa. Nel pomeriggio, in una nota della segreteria nazionale della Cgil, Corso Italia afferma che occorre difendere l'occupazione e il futuro dello stabilimento Fiat di Pomigliano; ma allo stesso tempo chiede al Lingotto di riflettare su come l'accordo proposto "possa violare leggi e Costituzione". In particolare, secondo la Cgil, "le norme proposte dall'azienda aprono profili di illegittimità in materia di malattia e diritto allo sciopero". "Mi auguro che nella Fiom prevalga il senso di responsabilità e che si possa andare avanti con questo investimento in uno stabilimento che dà lavoro a 5 mila persone, più 10 mila nell'indotto in una zona molto delicata del Paese", dice invece il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Alla fine, si è espresso il comitato centrale della Fiom e l'ha fatto all'unanimità affermando che è "impossibile" firmare l'accordo proposto dalla Fiat su Pomigliano d'Arco se la proposta non cambia. "Se la Fiat - ha detto il segretario generale dei metalmeccanici Cgil Maurizio Landini - vuole mantenere la posizione del documento presentato l'altro giorno, il comitato centrale all'unanimità non considera possibile che quel testo venga firmato". Il documento della Fiat, ha spiegato Landini, "continua a mantenere profili di illegittimità giuridica, non solo sugli orari di lavoro ma anche per le malattie e il diritto di sciopero. Non comprendiamo il fatto che la Fiat voglia far passare l'idea che per investire bisogna cancellare i contratti e le leggi: sarebbe un grave danno per tutti". "Domani - ha aggiunto ieri il leader della Fiom - andremo al tavolo di trattativa (convocato dall'azienda, ndr), anche se c'è una cosa un po anomala: alla Fiom l'invito è stato mandato per conoscenza. Ci presenteremo a quel tavolo ribadendo questa posizione, perché su queste basi riteniamo possibile trovare un'intesa che sia in grado di garantire il lavoro".

Cos/

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