Martedì 15 Giugno 2010

Bersani: Via i vertici Rai, i poteri a unico Ad. Pdl: strumentale

Roma, 15 giu. (Apcom) - Una nuova 'governance' per la Rai, con un Cda nominato anche da Regioni e Comuni, oltre che dai parlamentari della commissione di Vigilanza e un amministratore delegato dotato di ampi poteri gestionali, eletto dal Cda con una maggioranza di due terzi. E' la proposta lanciata oggi dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani, convinto che "questa piccola grande legge potrebbe passare in pochissimo tempo" e che raggiungerebbe l'obiettivo di svincolare la Rai dai partiti evitando "il baratro". Una proposta che, a giudicare dai primi commenti, troverà poca udienza nella maggioranza, che con Maurizio Gasparri accusa il leader democratico di aver lanciato una iniziativa "strumentale". Nel mirino di Bersani c'è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: "Non si può tollerare - dice - il ricatto di un primo ministro che minaccia quando vede programmi che non lo elogiano" e non è "accettabile" che "Berlusconi, principale azionista di Mediaset" resti ministro dello Sviluppo economico "insensibile al conflitto d'interessi". Bersani sfida il ministro dell'Economia Giulio Tremonti: "Visto che dice di voler intervenire per aumentare la libertà d'impresa in Italia cominci dall'azienda di cui è azionista, la Rai". Dicono sì, in linea di principio, a Bersani i consiglieri di amministrazione Rai di area Pd Giorgio Van Straten e Nino Rizzo Nervo: "Bene ha fatto - commentano - a dire che questa governance della Rai non funziona e che l'attuale gestione della maggioranza e del direttore generale squalifica il servizio pubblico". Ma fino a quando la proposta non passa, "continueremo la nostra battaglia all'interno del Consiglio di Amministrazione". Più convinto Sergio Zavoli, presidente della commissione di Vigilanza: tocca alla "parte più responsabile" della maggioranza, afferma, aprire al confronto in Parlamento per restituire alla nazione "uno strumento che non era nato per agire a vantaggio di questo o quel governo". Porta chiusa invece dal capogruppo Pdl al Senato: "Non c'è bisogno di nessuna norma", osserva Gasparri, per una "parziale e progressiva privatizzazione della Rai". Ci si potrebbe "utilmente confrontare sulle norme vigenti senza dibattiti strumentali".

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