Lunedì 12 Luglio 2010

Eolico/ Ffwebmagazine: Voglia di giustizia non è giustizialismo

Roma, 12 lug. (Apcom) - "E il giustizialismo non c`entra nulla. E nemmeno lo strapotere dei magistrati. È solo voglia di normalità. È solo voglia di giustizia. Voglia di cambiare, finalmente". Lo scrive Filippo Rossi, direttore di Ffwebmagazine, sul periodico online della Fondazione Farefuturo, a proposito della richiesta di dimissioni da parte dei finiani del coordinatore del Pdl Denis Verdini, indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico. "Lo chiamano giustizialismo - afferma Rossi - con fare spregiativo. E hanno gioco facile, perché è cosa buona e giusta limitare lo strapotere inquisitorio dei magistrati, il vizio della condanna preventiva prima di qualsiasi giudizio e la caccia alle streghe senza prove, senza indizi, senza nulla. Lo chiamano giustizialismo, con fare spregiativo. Ma troppe volte chiamano così anche tutt`altro, anche la sana, genuina, schietta voglia di giustizia del popolo italiano. Chiamano così anche il sano, genuino. schietto desiderio di essere governati da persone al di sopra di ogni sospetto, da persone che possano camminare a testa alta. Da persone, insomma, che si possano definire in tutto e per tutto oneste e perbene. Che non hanno nulla da nascondere: interessi altri, frequentazioni altre, obiettivi altri". "Forse - si argomenta nel pezzo - è un sogno un po` demodé, forse è troppo ingenuo, ma gran parte degli italiani ha il desiderio represso di poter essere finalmente orgogliosa della propria classe dirigente. Utopia? Forse, anche perché non è questione di quanto sia pulita o sporca la fedina penale. Non è solo questione di magistrati più o meno inquisitori. Sarebbe troppo facile. Non può non esserci dell`altro, non può fermarsi tutto alla condanna per via definitiva in terzo grado. L`onorabilità, la presentabilità di una classe politica è data anche e soprattutto dalla capacità di esprimere sicurezza, di dare il buon esempio, di prendere per mano la società e portarla nei territori del bene. E del giusto". "E allora, i processi, le condanne, le assoluzioni non contano tanto quanto il bipolarismo drogato tra giustizialisti e garantisti vuole far credere. È uno schematismo bavoso che sorregge retoricamente due fintissime bugie: la prima, che a un politico basta essere assolto in qualsiasi formula per poter essere considerato un santo, per non dover essere giudicato dalla pubblica opinione, per non poter essere messo sotto i riflettori delle critiche; la seconda, che è essenziale una condanna per ritenere un politico indegno di ricoprire il proprio ruolo. Ma non è così: esiste - si legge nel corsivo - una serie di comportamenti, di amicizie, di atteggiamenti che non possono non essere messi sotto osservazione, che non possono non generare giudizi negativi".

Red/Luc

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