Mercoledì 11 Agosto 2010

Milano, lettera di Tettamanzi per la filippina uccisa a pugni

Milano, 11 ago. (Apcom) - L'Arcivescovo di Milano cardinale Dionigi Tettamanzi ha inviato oggi al marito e alla famiglia della donna filippina brutalmente uccisa a Milano il 6 agosto scorso da un giovane ucraino una lettera al marito e ai figli in cui esprime il suo cordoglio per la tragica fine "di questa donna, moglie, madre di famiglia, lavoratrice, migrante". "L'esempio di laboriosità di questa signora che insieme alla sua famiglia ha lasciato le Filippine per cercare lavoro a Milano - sottolinea Tettamanzi - ci testimonia la presenza operosa, discreta e onesta di tanti immigrati nella nostra città, impegnati spesso nei lavori più umili, in molteplici e insostituibili servizi a beneficio diretto di tante persone". Sabato 14 agosto alle 11, presso la chiesa parrocchiale SS. Redentore di Milano, la comunità che la donna frequentava, verrà celebrata una Messa di suffragio. "La partecipazione dei cristiani di Milano e di tutte le persone di buona volontà della nostra città a questo momento di preghiera sarà occasione per testimoniare l'anelito sincero e l'impegno operoso di tutti perché la violenza omicida sia vinta da un tessuto sociale che sa esprimere e vivere legami di sincera compassione, di vera comunione, di solidarietà e di integrazione". Il dolore per questa morte è reso più sconvolgente dalle circostanze in cui si è consumata, con violenza, per futili motivi e senza l'espressione di un aiuto da parte dei passanti. "Vogliamo una Città dove tutti si sentano responsabili di tutti. Per questo preghiamo sia per la vittima che per l'uccisore - conclude l'Arcivescovo di Milano. In una città dove 'tutti si sentono responsabili di tutti', accorgersi e intervenire per aiutare una persona che per strada subisce violenza, non è mai intromissione in vicende private, ma segno di legami sociali veri e forti. Reagire alla barbara uccisione di una persona cara con i più alti, ragionati e pacati sentimenti - come hanno fatto fin qui la famiglia e la comunità filippina - non è sinonimo di indifferenza, ma germe di promettente speranza per una Città che vuole sanare le ferite e asciugare le lacrime provocate dalla violenza ricorrendo alla forza della giustizia, della solidarietà e della carità".

Red/Gfp

© riproduzione riservata