Martedì 31 Agosto 2010

Lite in sala parto: sospesi primario e medico,un altro licenziato

Roma, 31 ago. (Apcom) - Sospensione di Domenico Granese dalla direzione dell'unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia del Policlinico di Messina "per le evidenti disfunzioni organizzative del reparto, considerato che Antonio De Vivo non aveva alcuna autorizzazione ad operare all'interno della sala parto". Sospensione dall'attività assistenziale di Vincenzo Benedetto in attesa delle conclusioni del procedimento disciplinare avviato nei suoi confronti che dovrà stabilire la gravità dei comportamenti etici e deontologici e, infine, immediata risoluzione del contratto di assegnista di ricerca nei confronti di Antonio de Vivo che non poteva svolgere attività assistenziale all'interno della sala parto del Policlinico. Sono i provvedimenti disciplinari annunciati dall'assessore regionale per la Salute Massimo Russo al termine della visita al Policlinico di Messina nel corso della quale, insieme al ministro della Salute Ferruccio Fazio, ha incontrato Laura Salpietro, il marito Matteo Molonia e il figlio appena nato dopo quanto accaduto durante il parto, quando sono insorte complicanze per la mamma e il bambino forse a causa di una lite tra i due medici. Il diverbio fra i due sanitari, responsabili anche di due studi privati nella città dello Stretto, sarebbe sorto per ragioni professionali legate alle modalità di intervento su una donna di 30 che stava per dare alla luce il suo primo figlio. Secondo quanto riferito ieri da uno dei due medici, il collega si sarebbe scagliato contro di lui dapprima insultandolo, quindi lanciandogli una sedia che avrebbe anche mandato in frantumi una vetrina all'interno della sala. La lite avrebbe distolto la loro attenzione dalla puerpera che in quel frangente stava manifestando alcune complicazioni risolte poi con il taglio cesareo. Il ritardo dell'intervento, però, avrebbe fatto sì che il neonato subisse due arresti cardiaci e danni cerebrali. Per la mamma, colta da emorragia, è stato necessaria l'asportazione dell'utero; ad appena 31 anni, non sa se il suo unico figlio subirà danni cerebrali per l'accaduto. Ricoverati nel reparto di terapia intensiva del Policlinico, i due adesso presentano un quadro clinico in lento miglioramento, sebbene il piccolo sia ancora in coma farmacologico.

Apa/

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