Lunedì 13 Dicembre 2010

L'offerta di Berlusconi: Patto tra moderati, altrimenti al voto

Roma, 13 dic. (Apcom) - Un patto di legislatura, un rimpasto di governo, un programma rinnovato che comprenda anche la revisione della legge elettorale. E' l'offerta che Silvio Berlusconi lancia ai "moderati", ai "responsabili", l'unica scelta a suo giudizio che vada in direzione dell'"interesse del Paese", alla quale l'alternativa può essere solo il giudizio degli elettori. Perchè una scelta diversa, ovvero la sua sfiducia, sarebbe "il tradimento del mandato dei cittadini e dello spirito della Costituzione" e un governo di transizione non sarebbe altro che "un'alleanza camuffata con la sinistra". Un discorso di mezz'ora, interrotto da 31 applausi, che Umberto Bossi definisce "tra i migliori" del premier ma che Fli non applaude neanche una volta. Berlusconi denuncia la "irresponsabilità" e la "follia politica" di una "crisi al buio"; attacca le trame di Palazzo sottolineando che se il Governo deve passare la mano "deve essere solo il popolo a deciderlo"; rimarca che in un "momento difficile" per l'economia mondiale "servono continuità ed efficienza" di un governo che finora "ha bene operato", garantendo la stabilità economica che finora ha fatto sì che "il debito italiano non sia sotto attacco" della speculazione. Ecco allora che Berlusconi apre all'allargamento della maggioranza e al rimpasto di governo. Ai "moderati" il premier offre "un nuovo patto di legislatura", che passi attraverso "il rinnovamento del programma", il "rafforzamento della squadra di governo", e anche la riforma della legge elettorale con "un solo limite invalicabile, la difesa del bipolarismo". Un'offerta rivolta a Fli ("Non gettiamo quanto fatto finora"), all'Udc, ("Chi non era con noi nel 2008" ma fa parte del Ppe), al Pli ("Terremo conto delle loro proposte sulle privatizzazioni"). Se i moderati ritroveranno "l'unità", superando divisioni "non insormontabili", si "aprirà una fase nuova". Altrimenti dovranno essere gli elettori a "giudicare le responsabilità". E Bossi già avverte: "Con un voto in più non si governo".

Rea

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