Martedì 18 Gennaio 2011

Ruby/ Il caso alla Camera, Pd-Idv chiedono dimissioni Berlusconi

Roma, 18 gen. (TMNews) - La battaglia parlamentare sul caso Ruby entrerà nel vivo domani, mercoledì, quando la Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio inizierà a discutere sulla richiesta dei pm di Milano di perquisire gli uffici di Segrate che fanno capo al premier Silvio Berlusconi. Ma già si è capito, dalle reazioni suscitate dai contenuti trapelati delle 389 pagine trasmesse alla Camera, che sarà una battaglia infuocata: Pd e Idv chiedono al presidente del Consiglio di dimettersi, il Pdl, con Fabrizio Cicchitto, grida al "blitz militare" e minaccia nuovamente le elezioni anticipate per "tutelare la libertà in questo paese". I componenti della Giunta presieduta dal democratico Pierluigi Castagnetti hanno iniziato a consultare le carte nel primo pomeriggio, quelli di opposizione ne sono usciti allibiti e convinti che contengano "prove schiaccianti" contro il premier, prove dei rapporti che avrebbe avuto con la minorenne nelle feste ad Arcore - se le parole delle telefonate intercettate di Ruby sono credibili. La consultazione proseguirà oggi, quindi la Giunta avrà 30 giorni di tempo per decidere. E per bloccare l'autorizzazione alla perquisizione, il relatore del dossier Antonio Leone (Pdl) ha due strade: proporre di respingerla, oppure proporre la restituzione degli atti alla procura di Milano sostenendo che i pm non avrebbero rispettato la competenza del tribunale dei ministri. Ad oggi sembra prendere piede questa seconda ipotesi. Che nasconde un insidia però: se infatti in Giunta la maggioranza è sopra di un voto (11 a 10) e quindi non corre rischi, nell'Aula della Camera, chiamata a ratificare o meno le decisioni della Giunta, potrebbe verificarsi un nuovo tracollo. Il voto necessiterebbe di una "maggioranza assoluta dei componenti" della Camera, ovvero di quella 'famigerata' quota 316 che neanche in occasione della bocciatura mozione di sfiducia il governo portò a casa. In questa chiave diventa ancora più fondamentale la nascita del gruppo dei responsabili a sostegno del governo anche perché finora l'atteggiamento del nuovo polo non è stato proprio conciliante col premier: "Se sperano che ci sia un partito che pur di evitare le elezioni è disposto a qualsiasi cosa, noi non rispondiamo a questo indirizzo", ha spiegato stasera Pier Ferdinando Casini secondo il quale Berlusconi in qualità di premier è "obbligato" a presentarsi in Procura per chiarire la sua posizione. "Se il governo minaccia le elezioni a ogni pie' sospinto - ha aggiunto il leader Udc - ci andiamo tranquillamente". Una linea condivisa questa mattina in un incontro a tre con Fini e Rutelli.

Luc

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