Lunedì 07 Febbraio 2011

S. Egidio: Bimbi morti non erano in campo rom ma in baracche

Roma, 7 feb. (TMNews) - I micro insediamenti come quello della via Appia Nuova a Roma, dove ieri si è consumata la tragedia nella quale hanno perso la vita quattro bambini romeni, "non si possono definire campi rom perchè non lo sono". "E' un errore usare la parola rom: si tratta ormai di una popolazione stanziale, molti sono passati in questi anni da un insediamento all'altro in assenza di una soluzione definitiva come lo stesso papà dei bimbo morti ieri nel rogo che in dieci anni è stato 'sgomberato trenta volte'". Per Paolo Ciani della comunità di S.Egidio, interpellato da TMnews, ci sono luci e anche tante ombre nel piano nomadi varato dal comune di Roma due anni fa con l'avvio di una gestione commissariale per la cosiddetta emergenza nomadi. In questi due anni sono stati realizzati gli sgomberi di tre campi storici della capitale (tra cui Casilino 900 e La Martora. In questi campi vivevano oltre 1.500 persone. Con questi sgomberi - spiega Ciani - c'è stata una 'parcellizzazione' a favore di insediamenti già esistenti, come ad esempio a Castel Romano. Gli sgomberi e le cosiddette 'bonifiche' degli insediamenti abusivi ("non erano campi rom") ha avuto come conseguenza lo spostamento in altrettanti microinsediamenti composti da baracche in diverse zone di Roma. Come affrontare questo problema? "Innanzitutto - osserva Ciani - le risorse finanziarie ci sono e sono convinto che altre nè saranno stanziate. E' necessario un intervento nel medio-lungo termine che consenta di risolvere un problema che dura da quarant'anni con un piano di insediamento abitativo". L'utilizzo di caserme dismesse per l'accoglienza? "E' un discorso serio che va preso in considerazione", risponde Ciani.

Nes

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