Lunedì 21 Febbraio 2011

Libia/ Caos in molte città, Ue prepara rimpatrio

Roma, 21 feb. (TMNews) - Numerose città libiche sarebbero in mano ai manifestanti, dopo la decisione dei militari di scappare o schierarsi con loro. Il caos si sta diffondendo in tutto il Paese, costringendo l'Unione europea a preparare velocemente il rimpatrio dei suoi cittadini. CITTA' IN MANO AI MANIFESTANTI - Bengasi, Sirte e al Baida, tra le altre, sarebbero in mano ai manifestanti. Lo affermano la Federazione internazionale delle leghe dei diritti dell'uomo (Fidh) e la tv al Jazeera, citando diverse fonti. "Molte città sono cadute, soprattutto nell'Est del Paese. Parte dei militari ha aderito" alla rivolta contro Muammar Gheddafi, ha dichiarato la presidente della Fidh, Souhayr Belhassen, che ha citato Bengasi, cuore dell'opposizione, e Sirte, città natale di Gheddafi, tra le città sotto il controllo dei manifestanti. Alcuni testimoni hanno però smentito la caduta di Sirte. EZ ZAUIA NEL CAOS - La polizia libica ha lasciato la città di Ez Zauia, 60 chilometri a ovest di Tripoli, sprofondata ora nel caos. Lo riportano decine di tunisini tornati in patria, provenienti dalla città della Tripolitania. "Sono in corso degli scontri tra gruppi pro e contro Gheddafi da due giorni; la città è nel caos, dopo che la polizia, ieri, ha lasciato la città". ITALIANI, NESSUNA EVACUAZIONE - Gli italiani che vivono "stabilmente" in Libia sono 1.500, di cui circa 500 sono dipendenti di società italiane con progetti nel paese. E' quanto si apprende da fonti della Farnesina. "Al momento l'Italia non prevede un piano di evacuazione". RIMPATRIO LAVORATORI ENI - Eni sta rimpatriando i dipendenti non "strettamente operativi" presenti in Libia e i loro familiari. La società precisa in una nota che "non ravvisa alcun problema agli impianti e alle strutture operative" in Libia. SGOMBERO CITTADINI UE - Il Portogallo si occuperà del rimpatrio dei cittadini portoghesi e di altri europei che si trovano in Libia. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri di Lisbona. Il governo portoghese invierà un aereo militare C-130, che dovrebbe atterrare nelle prossime ore a Tripoli. AUSTRIA INVIA AEREO - L'Austria ha annunciato l'invio di un aereo militare verso Tripoli, in vista dello sgombero dei cittadini austriaci presenti in Libia. Il velivolo è partito dall'isola di Malta. MORTI A TRIPOLI - La rivolta in Libia contro il regime del colonnello Gheddafi non si limita più alla sola Cirenaica o al sud berbero. L'emittente satellitare araba al Jazeera riferisce notizie allarmanti da Tripoli. La rivolta ormai sembra dilagare anche nella capitale libica. Secondo fonti ospedaliere citate dalla televisione, nella sola giornata di oggi ci sarebbero 61 morti nella capitale. L'edificio del governo, inoltre, sarebbe in fiamme, mentre i rivoltosi stanno attaccando basi militari e commissariati di polizia. SAIF GHEDDAFI IN TV - Parlando in televisione, Saif Gheddafi ha detto che il padre è a Tripoli e da qui sta guidando la battaglia. "Distruggeremo i responsabili della rivolta" ha ammonito Saif, sottolineando che "l'esercito avrà ora un ruolo cruciale nell'imporre la sicurezza, perché sono in gioco l'unità e la stabilità della Libia". "Il nostro morale - ha aggiunto - è più alto e il leader Muammar Gheddafi, qui a Tripoli, conduce la battaglia e noi lo sosterremo, come pure le nostre forze armate. Noi libereremo la Libia e combatteremo fino all'ultimo uomo, fino all'ultima donna e fino all'ultimo proiettile". Voci non verificate si rincorrono da ore su una possibile fuga di Gheddafi all'estero.

Pca

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