Martedì 01 Marzo 2011

Libia/ Unhcr: crisi umanitaria;solo 100 italiani nel paese

Roma, 1 mar. (TMNews) - Mentre l'unità di crisi della Farnesina rivela che in Libia sono rimasti solo 100 concittadini, la situazione sul campo appare in fase di stallo. Davvero critica, oggi, è semmai la situazione al confine tra Libia e Tunisia, dove col passaggio in Tunisia di oltre 70.000 persone in fuga, si è raggiunta una soglia critica. Per quanto riguarda gli scenari futuri, dopo il summit di ieri a Ginevra si fa più concreta l'ipotesi di un intervento Nato mentre gli Usa non escludono l'"esilio" di Gheddafi, un'ipotesi questa su cui il premier italiano Berlusconi invita alla "cautela". Sempre a Roma, presso il ministero del Tesoro, si riunisce oggi il comitato per la Sicurezza Finanziaria che dovrà valutare la modalità del congelamento dei beni libici in Italia. Per l'Unhcr la situazione alla frontiera tra Libia e Tunisia ha ormai raggiunto una soglia critica Anche L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha denunciato oggi "scene di caos" alla frontiera tra Libia e Tunisia. "Nelle scene di caos al confine", si legge in un comunicato, l'Oim sta cercando di identificare anche i cittadini di Paesi terzi, che hanno "urgente bisogno di aiuto", tra cui nepalesi, nigeriani e ghanesi, costretti "dormire all'aperto a temperature polari". "Con migliaia di migranti ancora in attesa dell'autorizzazione per entrare in Tunisia, c'è bisogno urgente di decongestionare la zona di confine dove mancano le strutture adeguate per ospitare un così alto numero di persone", ha dichiarato Marc Petzoldt, responsabile della missione dell'Oim in Tunisia. Quanto agli italiani in Libia - ha detto capo dell'Unità di crisi della Farnesina, il ministro plenipotenziario, Fabrizio Romano - "sono stati tutti rimpatriati, tranne un centinaio di connazionali residenti che hanno scelto di restare per motivi di lavoro. Ma visto che l'emergenza non è finita siamo pronti ad intervenire qualora fosse necessario per aiutarli. E proprio in queste ore ne stiamo rimpatriando un altro gruppo con un ponte aereo" Resta una situazione di estrema incertezza sul terreno. Sul campo si è creata una situazione di stallo, con le forze paramilitari di Gheddafi che non riescono a riconquistare le città e il territorio finiti in mano all'opposizione e i rivoltosi che non riescono a puntare sulla roccaforte del regime. Da Ginevra è emersa ieri la prospettiva che i paesi della Nato si risolvano a usare la forza per costringere Gheddafi a lasciare il Paese. Ieri, il premier britannico ha fatto sapere di aver ordinato al Capo di Stato maggiore di "lavorare insieme ai nostri alleati su una no-fly zone militare", mentre gli Stati Uniti hanno annunciato un riposizionamento delle sue forze aeree e navali e l'invio nel Mediterraneo di circa 2.000 marine. Quanto al futuro di Gheddafi, la Casa Bianca, ieri, ha chiarito di non escludere l'ipotesi esilio (ipotesi su cui Berlusconi invita alla "cautela") ma ancora ieri sera Gheddafi parlava con tono di sfida: "Tutto il popolo mi ama. Sarebbe disposto a morire per proteggermi". I possibili risvolti finanziari della crisi libica stanno tenendo banco nell'agenda di governo in Italia. L'Esecutivo, secondo quanto riportano oggi alcuni quotidiani starebbe infatti studiando una sorta di 'scudo' per mettere in sicurezza le quote controllate in varie forme dai libici in società italiane. A questo scopo oggi si dovrebbe riunire il Comitato sulla sicurezza finanziaria presieduto dal direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli.

vgp

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