Sabato 26 Marzo 2011

Libia/Torturata e stuprata da milizie Gheddafi perché di Bengasi

Roma, 26 mar. (TMNews) - Violentata e torturata dalle milizie di Gheddafi perché originaria di Bengasi, poi arrestata e portata via dall'hotel dei giornalisti a Tripoli, al termine di una rissa con le forze di sicurezza. Iman Al-Obeidi, con le lacrime agli occhi, è entrata stamattina nell'Hotel Rixos e ha cercato di raccontare la sua storia ai giornalisti stranieri: ha mostrato cicatrici, lividi e profondi graffi, sul volto e sulle gambe, e segni ai polsi e alle caviglie apparentemente provocati da lacci o catene. Al-Obeidi ha detto di essere stata violentata da 15 uomini, secondo quanto riporta il New York Times. La donna, di circa 40 anni, ha detto ai giornalisti presenti che i violentatori, uomini delle Kataeb (battaglioni) di Gheddafi, l'hanno torturata e hanno abusato di lei per due giorni: "Hanno detto che siamo tutti libici e un solo popolo". Al-Obeidi ha affermato di essere di Bengasi e che diversi suoi amici sarebbero tuttora nelle mani degli aguzzini di Gheddafi. Lei sarebbe riuscita a fuggire e a raggiungere l'hotel avvolta in un abito scuro e un velo. "Filmate, filmate, mostrate a tutti quello che mi hanno fatto", ha gridato, provocando la reazione immediata delle forze di sicurezza e del personale nell'hotel. "Mi hanno legata, mi hanno defecato e urinato addosso", ha detto ai giornalisti Al-Obeidi, "hanno violato il mio onore". La donna e i reporter sono stati subito attaccati dal personale dell'hotel, che si è precipitato a immobilizzarla con coltelli presi in fretta e furia dal ristorante. Calci e pugni ai giornalisti, una telecamera della Cnn distrutta e un giornalista del Financial Times espulso dal Paese è stato il bilancio della rissa, durante la quale un agente in borghese ha estratto una pistola. "Mi portano in prigione" ha gridato Al-Obeidi dal giardino, mentre veniva portata via a forza in un'automobile. "E' ubriaca" è stata la spiegazione di un membro dei servizi di sicurezza, "non avete sentito l'odore di alcol?". In una successiva conferenza stampa, il viceministro degli Esteri Khalid Kaim ha evitato di rispondere alle domande sul caso, dicendo di non avere sufficienti informazioni in merito. "Sarà trattata in modo conforme alla legge", ha detto Kaim. Un portavoce del regime, Ibrahim Mussa, ha affermato che "la donna "è stata portata in ospedale per accertarsi delle sue capacità mentali". "Siate professionali", ha aggiunto Ibrahim, "perché vi interessate di questa donna, quando a centinaia hanno bisogno della vostra attenzione?". All'obiezione dei giornalisti, che a Tripoli non c'è libertà di movimento, Mussa ha risposto: "E' per la vostra sicurezza, le gente è arrabbiata dopo i raid aerei stranieri e possono minacciare la vostra sicurezza".(con fonte Afp)

Ape

© riproduzione riservata