Giovedì 31 Marzo 2011

Libia/ Gheddafi contrattacca, i ribelli in difficoltà

Brega, 31 mar. (TMNews) -Ancora una volta, la guerra libica si ribalta e i ribelli sono di nuovo dalla parte dei perdenti. Senza armi e senza benzina, continuano a lottare per rovesciare il regime di Gheddafi, però dopo un mese di combattimenti, si accentuano i problemi logistici e strategici. L'approvvigionamento, specialmente di combustibile, é una delle loro principali preoccupazioni: sulla strada da Bengasi a Ajdabia, le code ai distributori di benzina sono infinite, soprattutto da quando questa viene distribuita gratuitamente tra i combattenti. Ma la questione é che comincia anche a scarseggiare, e purtroppo la benzina é fondamentale per poter avanzare verso Sirte, come pretenderebbero di fare i rivoltosi, o per scappare verso l'ultima posizione sicura, che é ora Ajadabia. Negl'ultimi giorni l'esercito ribelle sta mettendo in pratica una "ritirata strategica", come la definiscono i leader politici e militari a Bengasi, ma sul terreno questa appare come una fuga vera a propria. "Dio é grande" gridano impazziti i giovani miliziani, "Andiamo, andiamo!", salgono di corsa in macchina e sgommano verso una zona più protetta. I combattenti non possono fare altro che correre davanti ai proiettili di Gheddafi, che ha recuperato buona parte del terreno che aveva perso e sembra disposto a mettere in campo tutte le sue forze ancora una volta. Ad ogni missile Grad, che ha una gittata di 40 chilometri, il grosso dei soldati ribelli indietreggia velocemente, scappando con i pick-up, che costituiscono le loro basi mobili nel deserto. In questo modo si evitano molte vittime, solo qualche ferito per le esplosioni dei missili, ma così i rivoltosi hanno anche perso centinaia di chilometri in poche ore, perché non riescono a difendere le loro posizioni, che abbandonano quasi senza opporre resistenza. "Possiamo fare fronte alle truppe di Gheddafi solo nei combattimenti corpo a corpo", dice Mohamed, un giovane miliziano, ma il Colonnello non ci da la possibilità che ciò accada: in questo nuovo contrattacco, i suoi mezzi militari aprono la strada con l'artiglieria pesante, scacciano i ribelli, e conquistano successivamente le città, ormai senza più abitanti. I ribelli non hanno difese efficaci contro i missili e i carri armati, rimane loro solo la volontà e la fede, che riaffiora dopo la grande sconfitta degli ultimi due giorni. Sono delusi e depressi, e cominciano a farsi prendere dalla paura e dalla paranoia: sospettano che ci possano essere degli infiltrati di Gheddafi nelle loro fila, e che stiano cercando di boicottare i loro movimenti e la loro strategia, sempre troppo improvvisata e passionale. Un soldato ribelle si dedicava ieri a fermare le ambulanze che arrivavano dal fronte con i feriti, nel caso a bordo ci fossero dei seguaci di Gheddafi. Un altro spiegava come identificare i possibili traditori, i quali potrebbero farsi passare per rivoluzionari semplicemente alzando le dita in simbolo di vittoria, gesto che é la loro "parola d'ordine" ai checkpoint. Qualsiasi errore è vitale per i ribelli, e ne hanno già commessi troppi: non avrebbero mai dovuto, ad esempio, correre verso ovest come hanno fatto, spiega un portavoce del Governo di Bengasi che preferisce rimanere anonimo. In questo modo hanno perso altro tempo, forze ed energia, tutte risorse che cominciano a mancare. Ed ora che la battaglia è diventata dura, oltre ovviamente alle munizioni e alla benzina, cominciano a mancare anche gli uomini disposti a rimanere in prima linea.

Rcc/Est

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