Venerdì 06 Maggio 2011

Libia/ Aumentano sforzi per una tregua "in poche settimane"

Roma, 6 mag. (TMNews) - La Russia e la Cina hanno dichiarato oggi di volere unire i loro sforzi per ottenere una "tregua" in Libia, ribadendo la loro opposizione di principio a qualsiasi ingerenza e, in particolare, a un intervento terrestre. "Abbiamo deciso di coordinare i nostri sforzi per permettere la stabilizzazione della situazione e impedire sviluppi incontrollabili" in Libia, ha dichiarato il ministro russo degli Affari esteri Sergey Lavrov, al termine di un incontro con il suo omologo cinese Yang Jiechi. E su un possibile cessate il fuoco è tornato oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini, all'indomani della riunione del Gruppo di contatto tenutasi ieri a Roma. "La prima fase dell'intervento militare in Libia dovrà finire in tempi molto rapidi, noi ci auguriamo un cessate il fuoco attuato forse non in una settimana, ma in poche settimane", ha detto Frattini a margine del congresso del Ppe in corso a Palermo. "Speriamo - ha proseguito Frattini - visto che c'è il consenso unanime, che si possa aprire un nuovo processo politico per la nuova Libia. Gli sforzi delle Nazioni Unite, dell'Unione Africana e dei negoziatori credo che abbiano riscontrato ieri a Roma un grandissimo consenso". Da Tripoli però stamattina il regime di Muammar Gheddafi ha respinto il Gruppo di contatto nel suo insieme: "Questo gruppo è ambiguo, un corpo sconosciuto, e non lo consideriamo come un'entità", ha detto il vice ministro libico degli Affari esteri, Khaled Kaim. Il responsabile di Tripoli ha anche definito il fondo speciale di aiuti per il Consiglio nazionale provvisorio di Bengasi - le cui basi sono state gettate ieri a Roma e che dovrebbe utilizzare i fondi congelati di Gheddafi e della sua famiglia - "pirateria in alto mare". "La Libia è sempre, secondo il diritto internazionale, uno Stato sovrano e qualsiasi utilizzo dei fondi congelati è come la pirateria in alto mare", ha affermato Kaim. Sempre oggi, la Francia ha deciso di espellere 14 "ex diplomatici" libici. Secondo un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri, Parigi "ha dichiarato persona non grata 14 ex diplomatici libici di stanza in Francia". A seconda dei casi, "gli interessati dispongono di un "termine di 24 o 48 ore per lasciare il territorio nazionale". Parigi rimprovera agli interessati "dei comportamenti e attività non compatibili con le risoluzioni dell'Onu pertinenti e in particolare la 1973, contrari alla protezione delle popolazioni civili libiche", ha precisato il ministero. La Francia non considera più legittimo il regime di Muammar Gheddafi, e ha riconosciuto come unico interlocutore in Libia il Consiglio nazionale di transizione di Bengasi.

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