Sabato 07 Maggio 2011

Crisi/ Tra incertezze ripresa venerdì dati Pil Italia e Eurozona

Roma, 7 mag. (TMNews) - Tra dati contrastanti dal fronte macroeconomico e scricchiolii che sono giunti dai mercati, la prossima settimana tutti i maggiori paesi dell'area euro, tra cui l'Italia, riferiranno sulla dinamica con cui l'economia ha iniziato l'anno, con i valori sul Pil del primo trimestre. Ma sarà la fotografia di un recente passato quando ormai tutti si stanno già interrogando su quale orientamento stia prendendo la ripresa in questo avvio di secondo trimestre, in particolare se stia evolvendo verso una moderazione. I dati giunti dalle ultime indagini non sono univoci. Negli Usa la dinamica di ripresa tra le imprese dei servizi, secondo l'indice Ism, ha accusato un indebolimento più marcato del previsto ad aprile, mentre l'equivalente sull'area euro, l'indice Pmi, ha segnalato una ripresa che prosegue ma sempre più a due velocità: avanti Germania e Francia mentre tutti gli altri paesi faticano ad avanzare. Sui mercati la settimana si è chiusa con una accentuata volatilità, acutizzata, nel finale di venerdì, da tensioni sull'euro, sceso fino a 1,43 nei confronti del dollaro dopo le indiscrezioni dello Spiegel, prontamente smentite, che ipotizzava l'uscita della Grecia dalla moneta unica. Si è inoltre assistito a una brutale correzione al ribasso delle maggiori materie prime, tra le quali il petrolio che ha subito pesanti cadute, ma che venerdì è subito mutata in tentativi di rimbalzo, mentre i mercati azionari hanno reagito con netti rialzi a dati sul mercato del lavoro Usa migliori del previsto. Eppure anche nel rapporto mensile, relativo ad aprile, le indicazioni contengono delle sfumature negative: la prima economia globale ha creato 244mila posti di lavoro, più del previsto, ma nonostante questo la disoccupazione è risalita di due decimali al 9 per cento, mentre il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è rimasto fermo. Contrastanti anche le indicazioni giunte dalla locomotiva dell'area euro, la Germania. A sorpresa gli ordinativi dell'industria di marzo hanno segnato un crollo del 4 per cento rispetto al mese precedente, anche se la produzione dello stesso mese, seppure in rallentamento con un più 0,7 per cento si è rivelata leggermente migliore del previsto. Perfino l'intransigente Bce è apparsa più cauta di quanto atteso da alcuni, quando giovedì, confermando i tassi di interesse all'1,25 per cento, nonostante i rischi inflazionistici ha evitato di segnalare l'intenzione di procedere a un rialzo a giugno, che ora gli analisti prevedono a luglio. Quanto all'Italia, venerdì verrà pubblicata la stima preliminare sul Pil del primo trimestre, assieme a quelle di Germania, Francia e Spagna e dell'intera area euro. Sul finale di 2010 l'Unione valutaria aveva segnato un limitato più 0,3 per cento rispetto al periodo precedente, e la penisola un flebile più 0,1 per cento del Pil, sui prossimi dati sono attesi leggere accelerazioni ma non c erto a valori esuberanti. Negli Stati Uniti le stime sul Pil sono state già pubblicate e hanno evidenziato un rallentamento della crescita, all'1,8 per cento sebbene in questo caso si tratti della variazione su base annua. Anche sul bel Paese le preoccupazioni riguardano gli sviluppi più recenti. Secondo l'indice Pmi ad aprile l'attività tra le imprese del terziario italiane si è indebolita, è stata in parte bilanciata da un rafforzamenti nell'industria dove tuttavia si sono registrati rallentamenti sugli ordinativi. Il tutto mentre sulla ripresa globale incombe anche la possibilità di una moderazione dei giganti emergenti, sempre più impegnato a contrastare l'inflazione. Cina e India fronteggiano dei livelli di aumenti dei prezzi al consumo ben più elevati rispetto a Eurolandia, e le loro banche centrali stanno energicamente stringendo i freni della politica monetaria, anche tra timori di possibili bolle speculative legate ai forti afflussi di investimenti dall'estero.

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